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Stop a percorso di recupero, ex boss scrive a Mattarella: meglio pena di morte dell’ergastolo

NAPOLI – Ex camorrista condannato all’ergastolo, Guido De Liso Ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedergli di modificare la sua condanna all’ergastolo in “pena di morte” e dallo scorso 26 settembre ha cominciato lo sciopero della fame e della sete per portare alla ribalta il “trattamento” ricevuto nel carcere di Brescia, dove da poco è stato trasferito, con una significativa “regressione” del percorso di recupero e rieducazione cominciato anni fa a Padova.

Arrestato nel 2001 per omicidio e associazione mafiosa e condannato all’ergastolo, De Liso ha espiato 24 anni e da 2 è stato ammesso al regime di semilibertà. Dopo i prima anni “turbolenti”, sono le sue parole, l’incontro con una persona “speciale” ha cambiato la sua vita. Ha imparato a leggere e a scrivere, ha ottenuto la licenza media, il diploma, si è iscritto alla facoltà di Filosofia alla Statale di Milano e lavora in una piccola redazione. Perciò ha ottenuto il permesso di uscire dal carcere ogni giorno per rientravi solo per trascorrere la notte. Un percorso, questo, che rispecchia i principi costituzionali ma che, dopo il recente trasferimento dal penitenziario di Padova a Verziano, alle porte di Brescia, città dove vive la sua compagna, si è fermato. Anzi è tornato indietro “violando in questo modo il principio di non regresso nel trattamento”‘. Per via del nuovo orario imposto, in cella alle 19, non gli è più possibile studiare e vedere la fidanzata e, quindi, proseguire lungo la via del reinserimento. Per lui è una “tortura”, nella lettera denuncia la situazione in cui si è venuto a trovare che, a suo dire, ha “dell’assurdo se pensiamo che la nostra Costituzione dice che è dovere rieducare soggetti devianti affinché possano essere restituiti alla società come persone migliori!”.

Notix

REDAZIONE NOTIX

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