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Sanità campana, finito il monologo il padre inizia il figlio. La realtà: cittadini in fila e sulle barelle negli ospedali. Nomine dei direttori generali per controllare, non per i contribuenti

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NAPOLI – (Antonio Arricale) – Stile, argomenti e social, eredità paterna: Piero De Luca, intronizzato al vertice del Pd regionale – il congresso farsa si celebrerà tra il 25 e il 28 settembre – si presenta su Facebook come il messia della continuità. Il tono è quello delle grandi occasioni: “Difendere e valorizzare i risultati raggiunti in dieci anni di governo regionale”. Sanità, lavoro, ambiente, politiche sociali. Peccato che basti entrare in un pronto soccorso per capire che la distanza tra slogan e realtà è siderale.

La favola della sanità campana

E sia: la Campania è uscita dal commissariamento, i conti tornano e il PNRR promette strutture scintillanti. Ma la sanità non è un foglio Excel: è un servizio. E i cittadini lo misurano in attese, cure disponibili, medici presenti. Su questi fronti, il miracolo contabile si svela per quello che è: una vittoria di bilancio, non di civiltà.

Liste d’attesa e reparti fantasma

Per una risonanza magnetica si aspettano mesi, a volte anni. A meno che non si scelga la via privata. In certi ospedali, le prestazioni intramoenia superano quelle pubbliche: al Moscati di Avellino, 699 visite ortopediche private contro zero pubbliche; al Cardarelli di Napoli, 1.255 contro 112. Il cittadino paga due volte: con le tasse e con il portafoglio.

Il personale è ridotto all’osso: 8,5 operatori ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 11,6. Il risultato? Turni massacranti, reparti sotto organico, pronto soccorso al collasso. Scene da terzo mondo: pazienti nei corridoi, attese di ore, medici aggrediti.

Conti in ordine, cittadini no

La politica celebra “risultati importanti”. Ma a conti risanati corrispondono servizi distrutti. Le strutture nuove annunciate rischiano di restare cattedrali nel deserto, senza personale. La Campania spende meno del resto d’Italia per la sanità: 559 euro per il personale contro i 672 della media nazionale. E i dati lo confermano: aspettativa di vita più bassa, mortalità evitabile più alta (+24%), una famiglia su sei rinuncia alle cure per motivi economici.

Il conto della propaganda

La politica rivendica successi, i cittadini vivono disastri. L’uscita dal commissariamento è stata celebrata come liberazione, ma non ha liberato nessuno dalle code, dai reparti chiusi, dalle ambulanze che non arrivano. Nomine di direttori generali per la campagna elettorale non per il bene dei contribuenti. In Campania la sanità è diventata un ossimoro: i conti sono in ordine, i cittadini no.

AFFARI & POLITICA / Luserta-Zannini, la coppia che scotta

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A Caserta l’amore non finisce mai. Cambia forma, si traveste, si fa finta rottura per distrarre i curiosi, ma resta lì: saldo, strategico, cementato. Zannini e Luserta non sono una coppia. Sono “la”coppia. Altro che Romeo e Giulietta: qui si parla di cave, cemento, enti pubblici e potere distribuito con la precisione di un geometra innamorato.

Le frecciatine social che – è qualche mese, ormai – inondano il profilo facebook di Antonio Luserta? Non sono per Giovanni Zannini, il consigliere regionale presidente della Commissione Ambiente “che tutto move”, ma per chi sa leggere tra le righe. Un gioco di specchi, dove l’apparente distanza serve solo a rafforzare il legame. Perché il potere, quello vero, non ha bisogno di dichiarazioni d’amore. Si muove silenzioso tra Provincia, Comuni, enti e imprese, orchestrato dal duo e dai suoi ambasciatori, come Paolo Conte (non quello del pianoforte, ma quello delle trattative).

Luserta è il padrone della torbiera (pardon della cava) il fornitore storico dell’agro aversano (macché di più: dell’intera provincia di Caserta) il motore imprenditoriale.

Zannini è il decisore, il regista finale. Uno produce, l’altro dirige. E insieme mediano, tessono, influenzano. A 360 gradi. Con eleganza (anche se non sempre con grazia) con astuzia, con quella complicità che solo gli interessi condivisi sanno generare.

Altro che rottura. Qui c’è una love story infinita. E il cemento, si sa, lega più di un anello al dito. (aa)

Nelle foto, da sinistra: Giovanni Zannini, Antonio Luserta e Paolo Conte

Regionali: un nome civico per il centro destra? Martusciello pensa al prefetto Michele di Bari

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NAPOLI – di Antonio Arricale – Elezioni regionali in Campania, per ora si naviga a vista. Il candidato ancora non c’è, né per il centro destra né per il centro sinistra. “I nomi che circolano, per ora, rientrano nelle suggestioni dei politici locali”, riferiscono le voci dei bene informati.

E però un dato è incontrovertibile: al momento i nomi dei papabili che circolano sia nel centro destra che nel centro sinistra non aggregano i rispettivi schieramenti. Roberto Fico, già presidente della Camera, candidato dal M5S in forza di un patto nazionale sottoscritto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, è visto come il fumo negli occhi da ras e grandi elettori locali del Pd. E soprattutto da Vincenzo De Luca, che nella decisione di questa partita pretenderà di dire l’ultima parola.

Né vanno meglio le cose nel centro destra dove, peraltro, al momento la rosa dei candidati si è ristretta a due nomi: Edmondo Ciriello per Fratelli d’Italia e Gianpiero Zinzi per la Lega. Nomi che però non sono graditi a Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Forza Italia, il quale non ne fa mistero. Così come, da eurodeputato e campione di preferenze, prima ancora di scivolare sulla buccia di banana del “Huwei-gate”, non ne faceva pensando alla poltrona più alta di Palazzo Santa Lucia, incontrando però subito i veti incrociati degli altri partner della coalizione.

Da qui il ritorno all’ipotesi del candidato civico. Anzi, al terzo candidato civico, visto i primi due – Antonio D’Amato industriale e già presidente di Confindustria e Matteo Piantedosi, prefetto e attuale Ministro dell’Interno – hanno declinato ripetutamente e con fermezza l’invito.

“Ci sono tre nomi civici su cui penso che anche il tavolo nazionale stia lavorando per trovare la migliore proposta del centrodestra in Campania”, ha spiegato, infatti, Fulvio Martusciello, intervenendo ieri sera a una manifestazione del partito in provincia di Salerno. “Ognuno di questi nomi metterebbe d’accordo tutti in pochi secondi”. Ha poi aggiunto: “Due di questi nomi si conoscono: se ci fosse la disponibilità di Antonio D’Amato o di Matteo Piantedosi, si chiuderebbe subito con il ritiro di ogni proposta di partito. Ma c’è anche un terzo profilo su cui si sta lavorando. Anche questa candidatura civica troverebbe l’accordo di tutti”.

E, allora, a chi pensa il vulcanico Martusciello, posto che a Roma il tavolo Campania non è stato ancora ufficialmente aperto? Ovviamente, le bocche sono cucite. La consegna è silenzio assoluto. E, però, batti e ribatti, spigola, spulcia e chiedi, se non il nome più di un indizio alla fine viene fuori. Il candidato “in mente dei”, per così dire, è sempre nell’ambito del Ministero dell’Interno: è quello del prefetto di Napoli, Michele Di Bari, 66 anni, foggiano di Mattinata, agli sgoccioli di una carriera maturata brillantemente all’interno dell’amministrazione civile dello Stato. E con una qualità che non si può disconoscere: è particolarmente attento ai mezzi di comunicazione attraverso i quali stabilisce, da subito, un rapporto di indubbia empatia con l’opinione pubblica.

In foto, da sinistra: Michele Di Bari, Matteo Piantedosi, Fulvio Martusciello e Antonio D’Amato

La chimica verde passa per Caserta: Civitillo firma accordo di 700 milioni con Mimit e Eni. I dubbi di Cgil ed esperti

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ROMA – Antonio Arricale – Il futuro sostenibile della chimica passa per la provincia di Caserta.

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Truffe sui migranti, il ruolo del tesoriere sospeso dal Pd in Campania

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Il boom delle domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari arrivato dalla Campania ha acceso i riflettori degli inquirenti e aperto la strada all’indagine che ha portato all’arresto, ai domiciliari, di 36 persone nella regione.

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