Ci sono numeri che fanno riflettere e numeri che fanno arrossire. Cinquemilaottocentootto (5.808) euro di incassi, nell’anno 2025, per il Museo Campano appartengono alla seconda categoria.
Una cifra che, più che un incasso, sembra un messaggio in codice: “La cultura? Non pervenuta”. Del resto, per dirla con Giulio Tremonti (che però ha sempre smentito di aver pronunciato la frase, quando era Ministro dell’Economia): “Con la cultura non si mangia”. E, posta così, è proprio vera.
La Provincia di Caserta certifica tutto, però, con la solennità di un atto contabile, come se quei 5.808 euro potessero davvero cambiare il destino di un’istituzione che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del territorio e invece assomiglia sempre più a un vaso di plastica dimenticato sul davanzale.
Per non dire del dirigente responsabile, Giovanni Solino, che pare muoversi tra le sale museali come un amministratore di condominio rassegnato: si limita a far quadrare l’ordinario, mentre l’extra-ordinario resta un concetto astratto, buono per i convegni e le brochure.
Il dato più grottesco? Quasi metà degli incassi del museo arriva dal POS. Come dire, la modernità si è fermata alla cassa. Dal momento che, dentro, al contrario, la programmazione culturale sembra invece viaggiare con la stessa velocità di un fax inceppato.
Ovviamente, la Provincia fa il suo elegante giro di bilancio: incassa, registra, riassegna l’incasso allo stesso ente. Un moto perpetuo che riporta tutto al punto di partenza, come in un museo delle cere dove nulla cambia mai. E intanto il Museo Campano sopravvive a lume di candela, sperando che almeno il costo della bolletta non superi l’incasso.
La verità, però, è più semplice di quanto appaia: non si può pretendere vitalità da un museo gestito come un archivio polveroso. Senza idee, senza visione, senza una guida capace di trasformare un patrimonio unico in un motore culturale, resterà un luogo che si apre per dovere e non per ambizione. Sicché, quei 5.808 euro non sono un risultato d’esercizio, semmai un promemoria.
Un promemoria di quanto poco si stia facendo per evitare che il Museo Campano diventi ciò che nessuno ammette, ma molti temono: un monumento all’incapacità amministrativa. (A.A.)
Nelle foto, l’ingresso del Museo Campano a Capua e, nei riquadri, il presidente della Provincia di Caserta, Anacleto Colombiano (a destra), ed il dirigente responsabile del museo, Giovanni Solino (a sinistra)