Ospedale di Caserta, l’odissea dei pazienti del Pronto soccorso

in News by

Attese di 72 ore al Pronto soccorso, condizioni di degenza al limite della sopportazione e nessuna risposta certa sui tempi di ricovero in uno dei reparti dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Più di una denuncia è giunta alla nostra redazione nelle ultime settimane da parte di pazienti e di parenti di pazienti che sfortunatamente hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale casertano. Proprio loro ci hanno chiesto di accendere i riflettori sulla gestione delle emergenze nel presidio ospedaliero.

Persone, anziani per lo più, bisognosi di un ricovero urgente in Pneumologia, Oncologia, Ematologia, Cardiologia costretti ad attendere giorni e notti nel pronto soccorso, che non può certo essere definito un vero e proprio ricovero ordinario. Nei pronto soccorso sono previste soste brevi: nei presidi di prima emergenza i pazienti attendono per fare esami, ricevere cure e attendere che i medici decidano se mandare a casa la persona o ricoverarla in un reparto. Eppure, a Caserta, così come in tanti altri presidi ospedalieri della Campania, si tratta di una vera e propria odissea. Posti non disponibili nei reparti; anziani, adulti e a volte anche bambini costretti ad attendere giorni prima di poter essere indirizzati o verso un’altra struttura sanitaria regionale oppure in una delle Uoc (Unità operative complesse) o in uno dei reparti dello stesso ospedale in cui ci si trova in pronto soccorso. Eppure l’articolo 32 della Costituzione riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Da questo principio discende l’obbligo, per il Servizio Sanitario Nazionale di garantire prestazioni tempestive, efficaci e proporzionate al bisogno di cura. In particolare, nei pronto soccorso, ogni cittadino ha diritto a essere assistito secondo la gravità del suo stato di salute e non in base all’ordine di arrivo.

Le strutture di emergenza si basano sul  sistema di triage, che assegna a ogni paziente un codice di priorità in base alla gravità della situazione clinica. È quindi evidente che un ritardo nell’intervento, soprattutto nei casi più urgenti, può avere conseguenze molto gravi, fino alla morte del paziente. I familiari di pazienti che hanno contattato la nostra redazione, carte alla mano, ci hanno dimostrato che ai loro cari, giunti al Pronto soccorso di Caserta, era stato assegnato un codice rosso. Nonostante ciò, i loro congiunti hanno dovuto attendere più di 72 ore, prima che il loro familiare fosse trasferito nel reparto assegnato. Fatta salva la buona volontà e la professionalità di medici, infermieri ed Oss presenti, il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire l’organizzazione efficiente dei reparti, inclusi i servizi di emergenza; la presenza di personale qualificato in numero sufficiente per gestire i flussi di pazienti; l’adozione di tecnologie sanitarie moderne e strutture adeguate alle necessità dell’utenza; il rispetto di tempi di intervento commisurati alla gravità clinica.

Proprio quest’ultimo punto è particolarmente rilevante per chi accede a un pronto soccorso, poiché riguarda direttamente i tempi di attesa massimi che la struttura può ritenere accettabili in base alla condizione clinica del paziente. Quando l’attesa supera i tempi previsti per il codice triage assegnato e ciò comporta un peggioramento dello stato clinico o addirittura un evento avverso evitabile (come invalidità, complicanze, decesso), la situazione cambia: la responsabilità della struttura può essere chiamata in causa. Il lungo tempo trascorso su una barella o in un letto di una delle stanze del Pronto soccorso, per le persone che ci hanno contattato, ha certamente contribuito al peggioramento dello stato clinico dei pazienti. Inaccettabile all’ospedale di Caserta, struttura che sulla carta è un’azienda di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione. Inaccettabile in qualsiasi struttura sanitaria del territorio.

Tags: