CAIVANO – Harmont & Blaine è “disponibile ad avviare un dialogo con le parti sociali per identificare le migliori soluzioni volte a contenere il più possibile l’impatto sociale” dell’annunciato licenziamento di 32 lavoratori dello stabilimento di Caivano.
In una nota, la società, in relazione allo sciopero proclamato per oggi dalle organizzazioni sindacali di categoria e al presidio promosso davanti ai cancelli della fabbrica, si dice “dispiaciuta e consapevole per l’impatto che questa decisione avrà sui lavoratori, le loro famiglie e la comunità locale”.
“Negli ultimi anni il settore tessile abbigliamento italiano – sottolinea l’azienda – si è caratterizzato per una crisi strutturale del mercato con una significativa riduzione dei volumi di vendita, un’aggressiva concorrenza asiatica e una contrazione del potere d’acquisto dei clienti che hanno generato progressivamente per molte aziende la necessità di evolvere i rispettivi modelli di business”. “In questo quadro, Harmont & Blaine – prosegue l’azienda – ha provato, tra il 2023 e il 2025, a riportare i propri volumi e i principali indicatori economico finanziari ai livelli pre-pandemici, ma ciò non è stato possibile, richiedendo per il 2026 un rilancio immediato della propria competitività con diversi interventi mirati in ambito retail, logistica, sviluppo delle collezioni e organizzazione delle attività, il tutto per garantire la sostenibilità futura della società”.
“Tra questi interventi il management, dopo aver attentamente valutato tutte le opzioni percorribili – conclude la nota – ha presentato oggi, durante un incontro con le organizzazioni sindacali, un nuovo modello organizzativo per le sue attività nella sede di Caivano con l’individuazione di 32 posizioni lavorative in esubero”.