Un sistema di appalti pubblici pilotati, tangenti, accordi tra imprenditori e amministratori e, sullo sfondo, gli interessi economici del clan dei Casalesi. È lo scenario delineato dalla Procura della Repubblica di Napoli nell’inchiesta che vede al centro Nicola Ferraro, imprenditore di Casal di Principe, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto dagli inquirenti un referente del gruppo Schiavone nel settore degli appalti.
La Direzione distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio di 34 persone, contestando, a vario titolo, reati che spaziano dal concorso esterno in associazione mafiosa alla corruzione, dalla turbativa d’asta al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori.
Secondo l’impostazione accusatoria, Ferraro avrebbe utilizzato la propria rete di relazioni politiche, amministrative e imprenditoriali per condizionare l’aggiudicazione di commesse pubbliche, soprattutto nei settori della raccolta dei rifiuti, delle sanificazioni ospedaliere e dei servizi universitari.
L’inchiesta coinvolge diversi territori della Campania. A Frattamaggiore, secondo la Procura, sarebbero stati costruiti accordi per orientare gare pubbliche a vantaggio di imprese riconducibili al sistema Ferraro. Tra gli indagati figurano anche ex amministratori locali, accusati di aver favorito determinate aggiudicazioni in cambio di utilità economiche.
Particolarmente significativo il capitolo relativo agli appalti ospedalieri. Gli investigatori ricostruiscono presunte manovre per condizionare una gara dell’Asl di Caserta relativa alla disinfestazione, attraverso accordi tra imprenditori e interventi sulle procedure amministrative.
Un altro filone riguarda l’Università Parthenope di Napoli, dove l’accusa ipotizza un sistema corruttivo legato all’affidamento di servizi di pulizia. Nell’ordinanza vengono richiamati presunti pagamenti e accordi finalizzati a favorire specifiche imprese nell’aggiudicazione delle commesse.
Non mancano contestazioni relative al finanziamento illecito e a presunte operazioni economiche destinate a sostenere gli interessi del gruppo criminale. Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe consentito al clan di mantenere un’influenza sul mercato degli appalti anche attraverso soggetti formalmente estranei all’organizzazione mafiosa.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dai pubblici ministeri Maurizio Giordano e Vincenzo Toscano. Il giudice per l’udienza preliminare Alessandra Grammatici ha fissato l’udienza per il 18 gennaio 2027, alle 9.30, nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli.
Sarà quella la prima occasione di confronto processuale sulle contestazioni formulate dalla Procura. Le accuse dovranno essere vagliate dal giudice e, in caso di rinvio a giudizio, sottoposte al contraddittorio dibattimentale. Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
Di seguito, l’elenco dei destinatari della richiesta di rinvio a giudizio:
- Nicola Ferraro (65 anni)
- Domenico Romano (63 anni)
- Aniello Ilario (59 anni)
- Angelo Ciampi (57 anni)
- Francesco Pio Buonanno (66 anni)
- Virgilio Emanuele Pio Damiano (27 anni)
- Giuseppe Ilario (62 anni)
- Vittorio Fuccio (49 anni)
- Giuseppe Guida (53 anni)
- Domenico Raimo (56 anni)
- Vincenzo Agizza (52 anni)
- Luigi Grimaldi (59 anni)
- Antonio Moraca (71 anni)
- Giuseppe Rubino (67 anni)
- Carmine Felice Foresta (64 anni)
- Antonio Montanino (47 anni)
- Luigi Rea (52 anni)
- Giuseppe Rea (44 anni)
- Paolo Verolla (47 anni)
- Paolo Verolla (55 anni)
- Nicola Mottola (49 anni)
- Pietro Paolo Ferraiuolo (85 anni)
- Anna Lanzuolo (65 anni)
- Carlo Ciummo (39 anni)
- Vittorio Ciummo (66 anni)
- Paolo Onofrio (65 anni)
- Antonio Garofalo (57 anni)
- Mauro Marchese (65 anni)
- Eugenia Iemmino (46 anni)
- Massimo Cirillo (56 anni)
- Luigi Bosco (44 anni)
- Roberto Fiocco (74 anni)
- Amedeo Blasotti (65 anni)
- Carmine D’Addio (63 anni)
Nelle foto, da sinistra: Nicola Ferraro, Giuseppe Guida e Luigi Bosco




