Salerno si ferma, abbassa le bandiere e si stringe idealmente attorno alla famiglia di Simone Ruggia.
Aveva soltanto trent’anni il sergente dell’Esercito, originario del Salernitano, morto il 29 ottobre nell’incidente dell’elicottero militare precipitato in Bosnia. Una vita spezzata troppo presto, insieme a quelle di altri tre servitori dello Stato, ai quali l’Italia ha tributato oggi l’ultimo saluto.
Nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, il silenzio, le lacrime e la solennità delle esequie hanno accompagnato i feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci. Presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Particolarmente commovente il momento dell’uscita delle bare, portate a spalla dagli stessi commilitoni. I baschi blu dell’Aviazione dell’Esercito hanno accompagnato Ruggia e Marchesi, mentre i colleghi del Corpo Militare della Croce Rossa hanno reso l’ultimo omaggio a Zecchillo e Procacci. Un lungo applauso ha salutato i carri funebri. Poi l’abbraccio di Crosetto ai familiari, un gesto silenzioso davanti a un dolore che nessuna parola può consolare.
Nell’omelia, monsignor Gian Franco Saba ha ricordato i quattro caduti come «seminatori di germogli di pace», uomini e donne che avevano scelto di mettere le proprie capacità al servizio degli altri.
Intanto, a Salerno, il lutto è diventato quello di un’intera comunità. Il sindaco Vincenzo De Luca ha proclamato il lutto cittadino, disponendo le bandiere italiana ed europea a mezz’asta, listate a nero, sugli edifici pubblici. Il Gonfalone del Comune ha partecipato alla cerimonia romana, a testimonianza del legame con il giovane militare.
Nella foto LaPresse, un momento dei funerali di Stato a Roma



