SALERNO – Angela Cappetta – Prescritto già da tre anni ma da ieri ufficialmente finito.
Senza neanche arrivare ad una sentenza di primo grado. Il processo sulla variante di piazza della Libertà a Salerno, che vedeva De Luca accusato di falso in atto pubblico, è stato dichiarato prescritto stamattina dalla prima sezione del Tribunale di Salerno.
Ventisei imputati, tra cui il sindaco e la sua vecchia giunta del 2011: tutti hanno accettato la prescrizione tranne l’ex assessore all’Ambiente Gerardo Calabrese.
Quella sulla variante è stata l’inchiesta che più ha fatto tremare Vincenzo De Luca. Una variante da 8 milioni di euro deliberata dalla sua giunta nel 2011 per autorizzare nuovi lavori nella futura piazza della Libertà, la piazza sul mare dove adesso c’è il Crescent e presto anche un nuovo molo. La variante era necessaria, valutò l’esecutivo, perché spuntò una “sorpresa geologica”: l’acqua nel sottosuolo.
C’era di tutto in quei faldoni. Dalle accuse di peculato al falso in atto pubblico, ma anche una telefonata tra De Luca padre e figlio in cui il primo diceva al secondo: “Tu pensa a dare i soldi a Roma”. Poi le indagini si stopparono e cominciò il processo: era il 2016.
Avvalersi della prescrizione consentirà a molti imputati di non avere problemi qualora decidessero di candidarsi alle prossime politiche. Come i consiglieri regionali Luca Cascone (A testa alta) e Franco Picarone (Pd).
Fa ancora rumore infatti il caso di Anna Padovano Sorrentino, la dem candidata la scorsa primavera alle amministrative di Cava de’ Tirreni, che finì nell’elenco degli impresentabili della commissione parlamentare antimafia per non aver rinunciato alla prescrizione di un processo che si sarebbe potuto chiudere nel 2020.

