C’è chi cambia casacca, chi cambia idea e chi, più comodamente, cambia memoria. Tommaso De Simone (foto) è un campione di quest’ultima specialità.
Il presidente della Camera di Commercio di Caserta, candidato senza fortuna con il Pd, ma sempre ben saldo sulla poltrona camerale, pare abbia sviluppato una singolare capacità: raccontare nelle sedi istituzionali il presente, dimenticando accuratamente il passato.
Eppure, le passeggiate lungo via Roma e corso Trieste con il consigliere regionale sospeso Giovanni Zannini non risalgono al Medioevo. Quell’amicizia politica, quella vicinanza, quella stagione di rapporti e frequentazioni ora le rinnega: De Simone – e molti altri come lui – preferisce ora fare lo gnorri.
Giusto per ricordare: quando altri tacevano, abbiamo acceso i riflettori sul cosiddetto “Sistema Caserta”, raccontando intrecci e dinamiche del potere locale.
E allora una domanda, semplice e persino banale, tocca farla: se quel sistema politico esisteva, quale ruolo vi avevano De Simone e la sua cerchia? Erano protagonisti, spettatori, consociati o semplici passanti?
Ovviamente, noi non distribuiamo sentenze. Quelle spettano ai magistrati. Ma le domande spettano ai giornalisti. E siccome la memoria non si cancella per convenienza, ci limitiamo — per il momento — a una breve considerazione: nella politica, soprattutto in quella casertana, non è uno scandalo cambiare strada. Lo diventa, tuttavia, se si pretende che nessuno ricordi con chi si è percorsa quella precedente.




