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Carceri, Gratteri: «Finalmente i jammer a Secondigliano, li chiedevo da dieci anni»

Il procuratore di Napoli plaude all'installazione dei dispositivi che impediscono l'uso dei cellulari in carcere. Presto saranno estesi ad altri penitenziari. Intanto, smantellato un traffico di droga gestito da detenuti legati a sette clan

Ci sono voluti dieci anni di richieste, denunce e sollecitazioni, ma finalmente nel carcere napoletano di Secondigliano sono entrati in funzione i jammer, i dispositivi elettronici capaci di impedire le comunicazioni attraverso i telefoni cellulari.

sottolinearlo è il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa dedicata a un’importante operazione antidroga condotta congiuntamente da Carabinieri e Polizia Penitenziaria.

«Li stavo chiedendo da dieci anni, finalmente ci sono a Secondigliano e presto, grazie al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, saranno installati anche in altri istituti italiani», ha dichiarato il magistrato.

L’intervento arriva mentre le indagini confermano quanto i cellulari introdotti illegalmente nelle carceri rappresentino uno strumento fondamentale per le organizzazioni criminali. L’ultima operazione ha infatti consentito di interrompere un traffico di stupefacenti organizzato e diretto da esponenti di sette clan, detenuti prevalentemente nei reparti di Alta Sicurezza degli istituti di Siracusa e Milano-Opera.

Gratteri ha anche denunciato le proteste sollevate all’esterno del carcere di Secondigliano da persone che lamentavano difficoltà nelle comunicazioni telefoniche. Rimostranze giudicate strumentali dal procuratore, dal momento che sarebbero arrivate persino quando i dispositivi erano spenti.

La diffusione dei jammer potrebbe dunque rappresentare un passo decisivo per contrastare un fenomeno che, negli ultimi anni, ha consentito a numerosi boss di continuare a impartire ordini e gestire affari criminali anche da dietro le sbarre.

Notix

REDAZIONE NOTIX

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