La promessa di un miliardo di euro non basta a spegnere la protesta degli autotrasportatori.
L’accordo raggiunto a Milano con il ministro Matteo Salvini divide la categoria e lascia aperta la vertenza, soprattutto nel Mezzogiorno. La Sicilia revoca il fermo, la Puglia allenta parzialmente i blocchi, mentre Campania e Calabria confermano la mobilitazione almeno fino al 27 ottobre.
Il nodo è soprattutto economico. Dei 480 milioni annunciati per compensare il caro gasolio, gran parte riguarda risorse già stanziate e mai effettivamente erogate. A queste si aggiungono 60 milioni per settembre e ottobre e ulteriori interventi promessi dal Governo. Ma gli autotrasportatori chiedono liquidità immediata, non soltanto nuovi impegni.
Le associazioni nazionali giudicano positivamente l’apertura del ministro, pur pretendendo pagamenti certi. Molto più critica la posizione degli autonomi, che denunciano ritardi burocratici e costi ormai insostenibili.
In Campania restano i presidi nell’area degli interporti di Nola e Marcianise-Maddaloni, a Battipaglia nel Salernitano e da ieri sera anche nel Beneventano, e lungo importanti snodi autostradali.
Le conseguenze si fanno sentire sulla distribuzione: scaffali semivuoti, soprattutto per frutta e verdura, e crescenti difficoltà negli approvvigionamenti.
Salvini parla dell’inizio di un percorso. Per chi continua a tenere i camion fermi, invece, la questione è molto più concreta: senza ristori effettivi e interventi strutturali sul prezzo del gasolio, tornare a viaggiare rischia di significare continuare a lavorare in perdita. Il 27 ottobre sarà la prima verifica degli impegni.
Un momento della protesta dell’autotrasporto. Nella foto (Imagoeconomica) il cartello del Tir capofila con la scritta: “Tu mi blocchi il futuro. Io ti blocco il presente”


