Red. Pol. – Sulla vittoria per acclamazione di Fulvio Martusciello (foto), che il 9 settembre è stato eletto segretario regionale di Forza Italia in Campania, arriva anche il sigillo dei probiviri nazionali, che hanno respinto i ricorsi presentati da cinque iscritti contro il congresso azzurro.
La sentenza, nove pagine firmate dal presidente Guido Walter Cesare Viceconte e dalla relatrice Eleonora d’Avack, ricostruisce una battaglia combattuta più a colpi di regolamenti, bonifici e ricevute che di mozioni politiche. Da una parte Giuseppe Conte e il deputato Giuseppe Bicchielli, dall’altra Alessandro Carrazza, Luigi Cerruti e Raffaele De Rosa: attraverso due ricorsi, tutti chiedevano l’annullamento del congresso, denunciando irregolarità nella convocazione, nella raccolta delle firme, nell’accesso agli elenchi degli iscritti e nella proclamazione del segretario. Ma perché gli avversari di Martusciello non sono riusciti nemmeno a candidarsi?
Il primo caso riguarda Carrazza. Per aspirare alla segreteria regionale servono due anni consecutivi di tesseramento. Lui risulta iscritto nel 2024 e nel 2026, ma non nel 2025. Sostiene di aver consegnato la scheda di adesione al segretario provinciale Roberto Celano, che però nega di averla ricevuta. E soprattutto manca la prova del pagamento della quota. Risultato: candidatura bocciata.
Ancora più curioso il caso Bicchielli. Il parlamentare avrebbe dovuto presentare la candidatura di Giuseppe Conte, ma secondo i probiviri non aveva rinnovato la tessera per il 2026. Il bonifico effettuato il 18 dicembre 2025 valeva per quell’anno, non per quello successivo. E così il deputato, pur sedendo in Parlamento, non poteva esercitare quella funzione congressuale. Senza un presentatore politico in regola, salta anche Conte.
A difendere la regolarità del congresso sono intervenuti anche l’amministratore nazionale Fabio Roscioli e il responsabile organizzazione Francesco Battistoni. Quanto all’elezione per acclamazione e al seggio unico a Napoli, tutto regolare: essendo rimasto un solo candidato, secondo i probiviri non servivano né schede né cinque ore di votazione.
Morale della favola: Martusciello resta saldamente al comando. I suoi avversari tornano a casa con un pugno di mosche e una lezione di burocrazia
CNP- proc. 11-11bis-2026 sentenza





