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Omicidio Vassallo, la Procura ricorre in appello contro l’assoluzione di Ridosso

La Procura di Salerno contesta in tre punti la sentenza del gup e difende l'attendibilità delle dichiarazioni del boss di Scafati: “Ha confessato perché messo alle strette”. Per i magistrati il sopralluogo ad Acciaroli fu preparatorio al delitto. Attesa l'udienza d'appello

Angela Cappetta – La Procura di Salerno impugna la sentenza di assoluzione di Romolo Ridosso dall’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo (foto Ansa). E lo fa in tre punti. Tre punti sviscerati in un provvedimento di appello firmato dalla sostituta antimafia Elena Guarino e dal procuratore capo Raffaele Cantone.

Tre punti necessari a dimostrare che l’inattendibilità del boss di Scafati, che a giugno scorso ha portato il gup Giovanni Rossi a chiederne l’assoluzione con formula dubitativa, in realtà non esiste. Per un semplice motivo: già prima di essere arrestato a novembre 2024, Romolo Ridosso aveva rivelato di aver fatto un sopralluogo ad Acciaroli due giorni prima dell’omicidio insieme a Giuseppe Cipriano (l’imprenditore dei cinema) e a suo figlio Salvatore. E per la Procura di Salerno è fuori discussione che quel sopralluogo rappresenti la fase preparatoria del delitto che poi si sarebbe consumato il 5 settembre 2010 alle nove e mezza di sera.

Dunque, sostiene la Procura, è naturale che il boss di Scafati, durante i suoi 19 interrogatori, sia stato reticente. Aveva bisogno di dimostrare che non c’entrava nulla con l’omicidio, salvo poi vedersi costretto a raccontare la verità perché smentito dalle risultanze investigative ma soprattutto dalle dichiarazioni di suo figlio.

Primo punto: le prime ammissioni di Romolo Ridosso avvengono solo dopo le rivelazioni che suo figlio Salvatore fa al tenente dei carabinieri Taglietti con cui si incontrerà ben due volte. Il secondo incontro sarà registrato ed è in questa occasione che il figlio del boss di Scafati parla del sopralluogo fatto con l’auto di suo padre guidata da Cipriano, dei rapporti di conoscenza tra il padre, Lazzaro Cioffi e il colonnello Fabio Cagnazzo, della richiesta di Cioffi fatta a suo padre di accompagnare Cipriano, del traffico di droga gestito dai fratelli Maurelli e della trappola in cui hanno fatto cadere Romolo.

Poi ci sono le dichiarazioni dell’ex compagna del boss di Scafati, Antonella Mosca, che racconta della visita a Lettere di Cioffi e Cipriano e riferisce di aver sentito la famosa frase “Ce simm fatt pure o pescatore” farfugliata da Ridosso una volta entrato in casa e, infine, le rivelazioni del pentito Eugenio D’Atri che, in carcere, sarebbe stato il depositario della confessione di Romolo Ridosso sull’omicidio del sindaco a seguito della scoperta di un traffico di droga gestito anche dai carabinieri.

Secondo punto: la posizione processuale di Ridosso. Al boss di Scafati la Procura di Salerno ha revocato il programma di protezione speciale proprio perché le sue dichiarazioni iniziali erano incongruenti. E glielo ha negato anche dopo che il Tar, su ricorso di Ridosso, glielo aveva concesso.  “In sostanza – scrive il pm – Ridosso si è comportato, come spesso accade, come un imputato di fatti gravi che – sentito nella fase delle indagini preliminari non conoscendo le fonti di prova a suo carico – cerca di evitare il suo coinvolgimento. Successivamente, di fronte alle evidenze investigative, decide di ammettere le sue responsabilità”.

Terzo punto: gli errori logico-deduttivi sull’inattendibilità di Ridosso. “Voli pindarici” quelli che per la Procura sono stati fatti dal gup Rossi nella sentenza di assoluzione, quando viene messa in discussione la consapevolezza di Ridosso che il sopralluogo era teso ad accertare la presenza di telecamere di videosorveglianza al fine di compiere un delitto. “Voli pindarici” anche quando viene messa in dubbio la disponibilità di gambizzare il sindaco che Ridosso aveva espresso a Cipriano in cambio di 50mila euro. “Si ricordi – si legge nel ricorso – che Ridosso non è un collaboratore, le cui dichiarazioni per essere credibili devono essere valutate. Ridosso è un imputato che ammette le sue responsabilità e chiama in correità altri partecipi”. Dunque, conclude la Procura, l’aver riferito della trattativa (non andata in porto) di gambizzare il sindaco rappresenterebbe il primo passo verso “la volontà di rendere dichiarazioni”. Altrimenti si dovrebbe considerare inattendibile qualsiasi dichiarazione proveniente da un indagato.

Adesso si attende che venga fissata l’udienza per discutere l’appello. Intanto il prossimo 2 novembre comincerà il processo a carico di Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano, mentre dieci giorni dopo si discuterà l’appello contro la sentenza di proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo.

 

Notix

REDAZIONE NOTIX

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