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Omicidio Vassallo, Ridosso assolto: «Ha mentito per ottenere benefici»

Per il gup di Salerno, le dichiarazioni del boss sono «reticenti, ondivaghe e contraddittorie»: nessuna prova della sua partecipazione al delitto. La Procura impugnerà la sentenza, mentre il 2 novembre inizierà il processo a Cioffi e Cipriano

SALERNO – Angela Cappetta – Nessuna “genuina, veritiera e disinteressata confessione piena” ma solo lo “strenuo tentativo di avvalorare un comportamento collaborativo” in quanto “interessato solo a poter godere dei benefici di legge”, visto che era già stato escluso dal programma di collaborazione.

E’ questo il perno centrale delle sessanta pagine della sentenza che il 19 giugno scorso ha assolto Romolo Ridosso dall’accusa di concorso anomalo nell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo.

Il boss di Scafati aveva riferito di un traffico di droga gestito dall’imprenditore Raffaele Maurelli (deceduto nel 2022), da Giovanni Cafiero (genero del boss di Castellammare Gaetano Cesarano) e da Giuseppe Cipriano con la complicità del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e dell’ex brigadiere Lazzaro Cioffi.

Il gup di Salerno Giovanni Rossi usa le stesse parole che la Cassazione aveva adoperato quando, lo scorso gennaio, ha smontato i gravi indizi di colpevolezza a carico di Cagnazzo (prosciolto dallo stesso Rossi il 27 marzo). Le dichiarazioni rese Ridosso ai pubblici ministeri di Salerno dal 2016 al 2025, nel corso dei suoi 19 interrogatori, sono “reticenti, ondivaghe e contraddittorie” e non proverebbero la sua partecipazione al delitto.

Finanche il sopralluogo fatto due giorni prima dell’omicidio da Ridosso, suo figlio Salvatore e l’imprenditore dei cinema Cipriano, non viene considerato dal gup un atto preparatorio al delitto. In poche parole, dice Rossi nella sentenza, Romolo Ridosso ha mentito su tutto. Avrebbe mentito sul motivo del sopralluogo perché l’8 giugno 2022 ha detto ai magistrati di essere andato ad Acciaroli, su “mandato” di Lazzato Cioffi, per accompagnare Cipriano a ritirare delle cose nella sua abitazione, mentre tre anni dopo avrebbe riferito di esserci andato per verificare la presenza di telecamere nel borgo cilentano.

Interrogato il 24 e il 25 marzo 2025, Ridosso renderebbe una confessione completa solo durante il secondo giorno di interrogatorio, quando l’allora procuratore capo Giuseppe Borrelli gli paventa la possibilità di usufruire dei benefici di legge qualora collaborasse. Ed è così che il 25 marzo 2025 Ridosso ricorda di aver parlato con Cipriano già un paio di mesi prima dell’omicidio, di essersi offerto di voler gambizzare il sindaco che aveva scoperto un traffico di droga ad Acciaroli in cui sarebbe stato coinvolto lo stesso Cipriano, al quale a sua volta era stata negata da Vassallo l’autorizzazione ad aprire un bar-tabacchi ed un cono pizza (oltre al cinema che già gestiva).

Ridosso però viene a sapere dell’omicidio il giorno stesso dalla televisione, comincia ad aver paura di essere stato attirato in una “trappola” perché la sua auto è stata ripresa dall’unica telecamera appartenente ad un negozio di telefonia (la stessa telecamera che sarà acquisita da Cagnazzo e il collega Molaro il giorno dei funerali di Vassallo e portata alla caserma di Castello di Cisterna prima di essere consegnata alla Procura di Salerno che indaga sul delitto). Confida i suoi timori alla compagna Antonella Mosca, con cui vive a Lettere dove, qualche giorno dopo, riceverà la visita di Cioffi e Cipriano che lo tranquillizzerebbero circa l’eventuale aiuto di “un maggiore”: lo riferirà la Mosca ai pm quando ripeterà la frase detta da Ridosso “ci simm fatt’ ‘o pescatore”. Sono queste le dichiarazioni che porteranno all’arresto di Cagnazzo, Cioffi, Cipriano e dello stesso Ridosso a novembre 2024.

Ma il gup Rossi non ha creduto a questa versione. Perché Ridosso si è ricordato di essersi proposto di gambizzare Vassallo in cambio di 50mila euro solo il 25 marzo 2025? Si chiede il magistrato. Così come si domanda perché Ridosso avrebbe portato con sé il figlio Salvatore ad Acciaroli se conosceva già l’intento criminale di Cipriano? Dunque per Rossi, il boss di Scafati ha mentito quando avrebbe detto di sapere delle intenzioni di Cipriano. Ma “se anche avesse appreso il proposito criminoso a giugno/luglio 2010– scrive Rossi – non ci sarebbe stato alcun accordo” tra Ridosso e Cipriamo ma solo una “mera dichiarazione di intenti da parte sua, di per sé non punibile perché non si può essere puniti per il solo fatto di aver semplicemente pensato di voler commettere un reato”.

Del resto, aggiunge Rossi, Ridosso non conosceva il sindaco, non sapeva neanche che volto avesse, al punto da chiedere una fotografia a Cipriano. Fotografia che sembra non gli sia mai stata data. Così come non ci sarebbe la prova per il gup di un accordo sui tempi, i modi e i luoghi della gambizzazione. Idem della consegna dei 50mila euro che, secondo Ridosso, sarebbero stati nella disponibilità di Cioffi che poi li avrebbe dati a Cagnazzo.

Insomma per Rossi la tesi più attendibile sarebbe “la totale inconsapevolezza (da parte di Ridosso, nda) delle reali ragioni del sopralluogo”. Però, se Ridosso ha mentito su tutto, facendo crollare l’impianto accusatorio, perché Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano sono stati rinviati a giudizio? Non sarebbe vera neanche l’esistenza di un traffico di droga?

Il processo comincerà il 2 novembre. Dieci giorni dopo si discuterà in appello il ricorso della Procura contro il proscioglimento di Cagnazzo, mentre la pm Elena Guarino ha già intenzione di impugnare anche la sentenza di assoluzione di Ridosso.

(Nella foto Ansa, il luogo del delitto)

Notix

REDAZIONE NOTIX

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