A Caserta la stagione della “rivoluzione industriale” italiana rivive anche attraverso un museo che custodisce la memoria della presenza Olivetti in Terra di Lavoro. Una presenza che significò occupazione, competenze e modernizzazione.
Tra i protagonisti di quell’avventura c’è Gastone Garziera (in foto), uno dei padri della Programma 101, considerata una delle prime calcolatrici programmabili da tavolo della storia, utilizzata anche dalla NASA nell’epoca delle missioni Apollo.
Con lui ripercorriamo un’impresa straordinaria, ma soprattutto cerchiamo di capire che cosa quella lezione industriale possa ancora insegnare al nostro territorio.
Domanda: Garziera, quando lavoravate con Pier Giorgio Perotto e Giovanni De Sandre, avevate la consapevolezza di stare realizzando qualcosa di rivoluzionario?
Risposta: Avevamo un’idea che allora sembrava quasi impossibile: portare il calcolatore sulla scrivania di una persona. Fino a quel momento i computer occupavano intere stanze. Volevamo una macchina piccola, programmabile e accessibile anche ai non specialisti. E ci riuscimmo, nonostante le difficoltà aziendali.
– La Olivetti ha lasciato un segno importante anche a Caserta. Che cosa rendeva particolare il rapporto tra l’impresa, i lavoratori e il territorio?
Alla Olivetti non contavano soltanto i titoli di studio, ma soprattutto le persone, la loro curiosità e la capacità di ragionare. Quando fui assunto, i dirigenti vollero conoscere prima il mio carattere e le mie passioni, poi le competenze tecniche. Era un modo di valorizzare il talento che considero ancora attuale.
– Lei arrivò alla Olivetti a diciannove anni, con un diploma di perito industriale. Quanto contò quella formazione?
Fu determinante. Provenivo da una famiglia di piccoli agricoltori e studiare comportava grandi sacrifici. L’istituto tecnico di Vicenza mi diede una preparazione rigorosa. Ma non mi limitavo ai programmi scolastici: studiavo anche da solo. La curiosità e il metodo sono stati fondamentali per tutta la mia carriera.
– La Terra di Lavoro ha conosciuto grandi stagioni industriali, ma anche dismissioni e perdita di competenze. Che cosa abbiamo smarrito della cultura industriale italiana?
La capacità di credere nelle idee e nelle competenze delle persone. Quando la divisione elettronica Olivetti fu ceduta alla General Electric, il nostro progetto rischiò di scomparire. Continuammo a lavorarci quasi di nascosto. Quell’esperienza dimostra quanto siano importanti la determinazione e la libertà di innovare.
– A Caserta un museo custodisce la memoria della Olivetti. Come evitare che diventi soltanto nostalgia? Quale messaggio lascia ai giovani?
Raccontare la Programma 101 non significa celebrare il passato, ma dare fiducia ai giovani. La tecnologia cambia continuamente, mentre restano fondamentali la preparazione, la logica e la capacità di risolvere problemi. Io ero un ragazzo di campagna con un diploma e tanta voglia di imparare. Il futuro appartiene a chi ha curiosità e determinazione.
(Ha collaborato Mauro N. Rossi)





