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Conte sul DPCM: “Capisco la rabbia, ma è necessario tutelare Salute ed Economia”

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Il premier Giuseppe Conte ha parlato delle nuove restrizione del DPCM firmato questa notte: “Capisco la rabbia e la frustrazione. Capisco tutto, ma sono necessarie le nuove norme. Servono a tutelare famiglia , salute ed economia. Servono altri sacrifici. Il DPCM è chiaro e serve rispettarlo”.

Bozza nuovo Dpcm: il Governo vara il coprifuoco ed il rafforzamento dello smart working

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L’andamento epidemiologico dell’Italia, che ha raggiunto nella giornata di venerdì quota 10.000 contagi, ha spinto il Governo ad organizzare un incontro nella notte per discutere di un nuovo Dpcm con misure ancor più restrittive di quelle attuali: l’idea è quella di un coprifuoco dalle 22 o 23 durante la settimana e con orari maggiormente stringenti nel fine settimana, oltre ad un rafforzamento dello smart working, orari scaglionati d’ingresso nelle scuole e stop agli sport di contatto a livello dilettantistico.

Il coprifuoco previsto – riportano i colleghi di SkyTg24 – imporrebbe la chiusura di tutti i locali e negozi con alcune eccezioni come le farmacie; lo smart working obbligatorio dovrebbe essere portato al 70% per la Pubblica Amministrazione, mentre per le scuole non si pensa ad una chiusura totale, ma ad uno scaglionamento degli ingressi. Nella mattinata di sabato il Premier Conte ed i ministri avranno un incontro con le Regioni, con il nuovo provvedimento che dovrebbe arrivare per il prossimo 19 ottobre.

Covid. Il Premier Conte: “Non abbassiamo la guardia”

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Il Premier Giuseppe Conte, durante un’intervista al quotidiano francese ‘Le Monde’, ha parlato della situazione coronavirus in Italia: “Non abbassiamo la guardia”, ha precisato il Presidente del Consiglio, “non c’è stato nessun miracolo, solo sacrifici”.

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Covid. Tutte le novità sull’uso della mascherina

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Nel nuovo dpcm viene introdotto di nuovo l’obbligo della mascherina a livello nazionale e per tutta la giornata, nei luoghi all’aperto. Ecco, nel dettaglio, i vari casi da seguire:

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Stato di emergenza prorogato fino al 31 Gennaio. Mascherine obbligatorie

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato le nuove norme che prorogano lo stato di emergenza fino al 31 Gennaio, esattamente ad un anno dalla proclamazione da parte del Governo Conte II.

Mascherine obbligatorie fin da subito: per tutti c’è l’obbligo di indossarle all’aperto quando si è vicini a persone non conviventi. Si potrà fare attività fisica senza mascherina, esclusi dall’obbligo tutti i bambini sotto i sei anni.

Coronavirus. Vaccino in arrivo. Speranza: “Bisogna resistere sette mesi”

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Il primo passo dell’iter di approvazione è stato effettuato: l’Ema ha iniziato ad analizzare i dati del vaccino contro il Coronavirus, messo a punto da AstraZeneca e dall’università di Oxford.

L’Ema ci tiene a segnalare che è il primo dei vaccini che ha iniziato tutto il procedimento utile a testarne l’efficacia e che sia soprattutto senza rischi per l’uomo. I primi set di dati vengono dagli studi di laboratorio, non dai dati clinici.

Intanto il Ministro della Salute Speranza annuncia: “Dobbiamo resistere col coltello tra i denti in questi 7-8 mesi difficili che ci attendono ma mentre resistiamo dobbiamo anche guardare al futuro”.

Mentre il Premier Giuseppe Conte, in visita in una scuola di San Felice a Cancello (Caserta), anticipa ai giornalisti: “Abbiamo intenzione di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 Gennaio 2021, ne parleremo al prossimo consiglio dei ministri”.

ESCLUSIVA – Cori contro il ministro Azzolina fuori l’Istituto Gesuè

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Come raccolto in esclusiva dalla nostra redazione e dagli inviati Paolino e Vassura fuori l’Istituto comprensivo Francesco Gesuè di San Felice a Cancello sono in corso delle proteste nei confronti del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Oggi, infatti, il Premier Conte e il ministro sono in visita dopo gli atti vandalici di qualche settimana fa. La protesta, pacifica, è portata avanti da insegnanti che chiedono le dimissioni del ministro, intonando cori: “Siamo professori, siamo lavoratori. Precariato, un reato di stato“.

Conte: “Il reddito di cittadinanza va cambiato”

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Il reddito di cittadinanza va cambiato. È questo che si apprende dagli uffici della Presidenza del Consiglio che, dopo aver annunciato il non rinnovo di “Quota 100” manovra fortemente voluta dalla Lega, ora tenta di modificare anche il bonus su cui il Movimento Cinque Stelle ha basato le sue ultime campagne elettorali.

Il problema principale, constatando dati alla mano del Sole24Ore, è che i navigatori hanno proposto solo 220mila offerte formative di lavoro ai beneficiari del reddito su un totale di oltre un milione e duecentomila persone. Un numero molto esiguo fanno notare dalla presidenza del consiglio.

Luigi Di Maio, invece, punta il dito contro le amministrazioni locali che vogliono “sabotare” il sussidio e che non hanno ancora approvato i regolamenti per i lavori di pubblica utilità che permetterebbero ai beneficiari di lavorare per la comunità almeno otto ore settimanali.

Il Premier invece spera in un cervellone informatico centrale capace di far incontrare le offerte di lavoro con le domande dei riceventi del reddito di cittadinanza. In questo modo, il cervellone, permetterebbe anche di constatare quante persone non accettano le offerte e, automaticamente, escluderle al terzo rifiuto.

Dal 1° Dicembre bonus per chi usa la carta di credito

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Il Governo cerca di incentivare l’uso della carta elettronica al dispetto del contante e lo fa con un bonus che andrà alle centomila persone che effettueranno più acquisti con tessera, senza considerare la cifra effettivamente spesa.

Per queste persone sarà previsto un cashback, cioè un rimborso del 10% sull’ammontare totale degli acquisti effettuati in modo elettronico. Il rimborso sarà, al massimo, di trecento euro e andrà a chi avrà speso fino a tremila euro.

Un metodo per incentivare ancora di più l’uso della carta ed evitare il sommerso, come la sempre più imminente lotteria degli scontrini che porterà a premi, per i partecipanti, fino a cinque milioni di euro.

On. Del Monaco scrive al Premier Conte e al Ministro Franceschini

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L’On. Del Monaco ha scritto una lettera al Premier Giuseppe Conte e al Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo riguardo la crisi dello spettacolo ed in particolare del Teatro.  Queste le parole dell’esponente del Movimento 5 stelle:

Ill.mo Presidente, Ill.Signor Ministro, mi permetto di scrivere questa lettera perché ho particolarmente a cuore un problema in attesa di risoluzione da troppo tempo ormai, ed è mia intenzione farmene portavoce. L’emergenza sanitaria ci ha costretti a cambiare le abitudini di vita, a rimodulare la nostra quotidianità, il nostro lavoro, il rapporto con gli altri: non è stato facile, ma era necessario, lo è tuttora. L’arresto forzato (e improvviso) di moltissime attività produttive e lavorative ha avuto notevoli ripercussioni economiche su alcuni settori. Ritornare ad una parziale normalità è stato probabilmente il desiderio più grande che gli italiani potessero avere. Da più di un paio di mesi c’è stata la riapertura graduale delle attività, attraverso una serie di misure cautelative da rispettare. Non tutti i settori, però hanno potuto godere di tale “privilegio”. C’è una grossa fetta di lavoratori che aspetta di essere contemplata in maniera opportuna: mi riferisco agli operatori dello spettacolo, a tutti gli addetti ai lavori che permettono da sempre la fruizione della cultura attraverso il Teatro, un settore estremamente eterogeneo, che abbraccia la prosa, il musical, la danza, il cinema, i concerti; un settore molto vasto che non ha sindacato per categoria e dunque non può essere tutelato. Il cinema sembra essere ripartito scongiurando pertanto la crisi che, purtroppo, continua invece a persistere esclusivamente nel teatro e ad avere serie ripercussioni sull’intera macchina che si muove silenziosa alle sue spalle: non solo attori, ma anche (soprattutto) macchinisti, elettricisti, addetti video, fonici, sarte, amministratori, direttori di scena, trasportatori, facchini, fotografi, scenografi, truccatori, costumisti, costruttori, musicisti, registi, assistenti, disegnatori luci, service, direttori di sala, uffici programmazione e marketing, segretari, direttori teatrali, maschere, addetti alle pulizie, manutentori, addetti al botteghino, custodi…e le loro famiglie. È bene sottolineare, sì, che dietro a questo numeroso personale vi sono intere famiglie in difficoltà economiche. Perché il teatro stenta a ripartire? Le condizioni dettate risultano essere davvero troppo limitative: per i posti al chiuso è stata imposta un’importante riduzione del numero di spettatori, arrivando addirittura a parlare di un limite massimo di 200 presenti, compresi gli addetti ai lavori. Tuttora c’è confusione a riguardo. Credo sia più giusto valutare ogni volta in rapporto alla capienza totale del singolo teatro, poiché i grandi teatri, con una capienza estremamente ridotta, non riuscirebbero a contenere i costi di gestione compreso il costo del cartellone; i piccoli teatri, invece, che già hanno difficoltà a sostenersi, avrebbero l’ulteriore ostacolo della limitazione dei posti. Tagliare il pubblico equivale a tagliare lo spettacolo: a tali costi infatti risulta molto difficile programmare un cartellone di un certo spessore culturale, è impensabile. Il Teatro non è un’attività commerciale che, alzando la saracinesca, può quasi nell’immediato ricominciare a guadagnare: la macchina teatrale è fatta di programmazioni concordate, vagliate e stilate dopo mesi, incastri tra le compagnie di giro, disponibilità di attori e tecnici, prenotazioni di alberghi, noleggio mezzi, trasporti. Settembre è il mese dei fermenti, il mese che sancisce l’inizio delle programmazioni, il via del nuovo anno lavorativo, di una nuova stagione teatrale che vive, com’è noto, di circa sei mesi. Questa volta però tutto tace. Da marzo 2020 l’intera macchina è stata bruscamente interrotta, la gran parte dei contratti sospesi, e dunque l’80% delle disoccupazioni previste sono terminate, scadute. Vi sono stati sussidi statali, è vero, bonus che hanno permesso ai lavoratori del settore di percepire un minimo, ma in molti casi l’erogazione dei suddetti sussidi stenta ancora ad arrivare laddove invece per qualcun altro è ferma a maggio/giugno. A tale proposito va anche aggiunto che sarebbe stato più giusto valutare il sussidio in base al reddito, evitando generalizzazioni, poiché non è possibile equiparare il lavoro (e quindi il guadagno) di un professionista del settore alla stregua del reddito di cittadinanza. I lavoratori dello spettacolo, in molti casi, non sono ben definibili e, pertanto, sono spesso genericamente identificati come operai; basti pensare che diversi sono i settori specifici dello spettacolo per i quali non esiste un codice ATECO di riferimento alla Camera di Commercio. Il mio discorso fa riferimento soprattutto ai teatri e alle produzioni private, poiché i teatri pubblici, funzionando come enti statali, hanno risentito solo marginalmente della crisi post Covid, garantendo lo stipendio e la tutela dei diritti ai propri dipendenti anche durante il lockdown. La sanificazione dei locali, la mascherina da indossare, la distanza di un metro da mantenere, la misurazione della temperatura all’ingresso, sono tutte regole che il teatro rispetta per mettere in sicurezza il pubblico e i propri dipendenti, ma è fondamentale rivalutare alcune restrizioni, affinché ci sia di nuovo la possibilità per tutti di tornare a lavoro: un lavoro che regala, è bene ricordare, non solo svago, divertimento, ma anche e soprattutto storia, cultura, tradizione, arte. Valori che fanno grande la nostra bella Italia, ricchezze che il mondo ci invidia ed imita: la gente ha bisogno di ritornare a sognare, emozionarsi, allargare gli orizzonti, soprattutto tornando a frequentare i teatri in sicurezza e senza timore alcuno. A marzo è calato il sipario sul mondo intero, il Teatro ne è lo specchio: troppo silenzio, troppe attese, troppi dubbi e incertezze, troppe persone messe da parte, che non hanno alcuna possibilità di svolgere il proprio lavoro se non in un teatro (non si può certo ovviare con lo smart working o fare spettacoli a porte chiuse); tantomeno possono fare affidamento sulla garanzia di un concreto sussidio qualora i tempi di ripresa risultassero ulteriormente lunghi, come sembra. Credo sia giunto il momento di ridare dignità ai tanti lavoratori dimenticati; di ascoltare la voce di tutti coloro che, silenziosamente, lavorano dietro le quinte permettendo la realizzazione di meravigliosi spettacoli di cui si sente fortissima la mancanza. Chiedo pertanto a Lei, Signor Presidente, e a Lei, Signor Ministro, di intervenire al più presto per porre rimedio a questa incresciosa e stagnante condizione, affinché il Teatro possa ripartire concretamente nel modo più giusto. Ringraziando della cortese attenzione e augurando un buon lavoro, porgo distinti saluti”.

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