ROMA – Ci sono storie e contraddizioni che andrebbero spiegate a militanti ed elettori. Prendiamo questa. Nel 2013, da senatrice del Partito Democratico e componente della Giunta per le immunità, Isabella De Monte votò a favore della decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato. Berlusconi ne aveva chiesto la ricusazione, insieme a quella di altri componenti della Giunta, contestandone l’imparzialità perché si erano già espressi pubblicamente sul caso. La richiesta non ebbe seguito e De Monte partecipò al voto che aprì la strada alla decadenza del leader di Forza Italia.
La sua storia politica, però, non si è fermata al Partito Democratico. Dopo il Pd è arrivata Italia Viva di Matteo Renzi, quindi Azione di Carlo Calenda e, infine, Forza Italia. Il 30 settembre 2024 De Monte ha infatti aderito al gruppo parlamentare azzurro. Il giorno successivo Repubblica sottolineò il passaggio parlando del suo «quarto cambio di casacca».
Oggi, dunque, De Monte parla di Forza Italia e delle sue dinamiche interne con l’autorevolezza di chi sembra appartenere da sempre alla storia azzurra. Ma quella storia racconta anche altro: poco più di dieci anni prima era dall’altra parte della barricata, tra coloro che votarono per estromettere Berlusconi dal Senato.
C’è poi un altro elemento, questa volta tutto politico ed elettorale, sul quale sarebbe interessante riflettere. Alle Europee del giugno 2024, quando De Monte militava ancora nell’area centrista, la lista Stati Uniti d’Europa raccolse appena 25 voti a Pontebba, il Comune del quale era stata sindaca. Un risultato che offre almeno una misura del consenso espresso sul territorio che aveva amministrato.
Pochi mesi dopo è arrivato l’ingresso in Forza Italia.
La questione, allora, non riguarda soltanto Isabella De Monte. Se Forza Italia fatica a crescere, forse dovrebbe interrogarsi anche sulla propria identità e sulla selezione della sua classe dirigente.
Accogliere chi nel 2013 contribuì politicamente alla decadenza parlamentare di Silvio Berlusconi può essere considerato il segno di un partito aperto. Ma resta una contraddizione difficile da cancellare rispetto alla storia sulla quale Forza Italia ha costruito per trent’anni la propria identità.
E prima o poi quella contraddizione andrà spiegata agli elettori azzurri.
(Foto Imagoeconomica)