ROMA – Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Roma, che ha confermato la misura cautelare nei confronti dell’ex direttore de “L’Avanti” e riconosciuto la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso.
La decisione arriva al termine dell’udienza nella quale la difesa aveva chiesto la revoca o l’attenuazione della custodia cautelare, contestando anche la competenza territoriale della Procura della Capitale. Secondo i legali, infatti, il presunto attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, pur eseguito a Roma, sarebbe stato pianificato in Campania, tra Cicciano e Avella.
Nella memoria difensiva di 72 pagine depositata davanti ai giudici, l’avvocato Arturo Cola aveva inoltre messo in discussione la ricostruzione accusatoria e l’attendibilità degli elementi raccolti durante le indagini. Al centro dell’inchiesta figurano anche le dichiarazioni di Clesio Tavares Gomes, indicato come factotum di Lavitola e ascoltato in videocollegamento dal carcere di Rebibbia.
Il Tribunale del Riesame ha però respinto le richieste della difesa, confermando l’impianto cautelare e la contestazione dell’aggravante mafiosa. Le motivazioni del provvedimento chiariranno nel dettaglio le ragioni della decisione e la valutazione compiuta dai giudici sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari. La difesa potrà ora valutare il ricorso in Cassazione.