I Pd campani stretti tra Pierino e Sandro, tra dinastie e commissari: cronaca di un congresso annunciato che può finire male (anche per Elly)

in Editoriale/Primo Piano by

di Antonio Arricale – Nel teatro tragicomico della politica campana, il Partito Democratico si ritrova a recitare una farsa che neanche Eduardo avrebbe osato scrivere.

Sul palco, Vincenzo De Luca, il governatore uscente che non vuole uscire affatto di scena, e suo figlio Piero, detto Pierino, che invece entra ovunque: in Parlamento, nella segreteria regionale, nei corridoi del potere. Non per meriti, ma per diritto dinastico.

Altro che partito. Qui siamo al catasto familiare. Il Pd campano è diventato una proprietà privata, un bene immobile intestato alla famiglia De Luca.

Vincenzo, impossibilitato a ricandidarsi per legge, non si ritira: si ricicla. E per non perdere il controllo, piazza il figlio alla guida del partito. Non una proposta, ma un’imposizione. Non una candidatura, ma una successione.

Pierino non ha curriculum, ha pedigree. Non ha storia politica, ha Dna. Non ha consenso, ha un padre. E tanto basta, secondo la logica feudale che governa il Pd locale, dove il merito è un fastidio e la competenza un ostacolo.

Ma ogni dinastia ha il suo guastafeste. Sandro Ruotolo, giornalista di razza, europarlamentare, uomo libero, si mette di traverso. Non per ambizione, ma per decenza. Non per calcolo, ma per dignità. La sua candidatura alla segreteria regionale è un atto di resistenza contro l’occupazione del partito da parte di una famiglia che lo tratta come fosse un condominio.

Ruotolo non è solo: dietro di lui c’è Elly Schlein, c’è Marco Sarracino, c’è un pezzo di Pd che non vuole morire democristiano. (A proposito, giusto per annotare, con Ruotolo – unica nota stonata – c’è anche Stefano Graziano: inutile stare a tagliare il pelo in quattro). Ma la battaglia è dura, perché il congresso regionale è già scritto, già pilotato, già truccato.

Se vince Pierino, De Luca senior resta il regista occulto. Se perde Ruotolo, Schlein perde la faccia, il campo largo si sbriciola, e la candidatura di Roberto Fico alla presidenza della Regione affonda prima ancora di salpare. Un disastro annunciato, un papocchio in piena regola.

Resta solo una speranza: che gli elettori si sveglino, si indignino, si ribellino. Che dicano basta a questa politica ereditaria, a questo Pd trasformato in dinastia. Che scelgano il merito, la trasparenza, la partecipazione.

Ma intanto, il sipario non cala. E il Pd campano continua a recitare la sua commedia dell’assurdo, dove il potere non si conquista: si eredita.

Nelle foto: De Luca padre, Sandro Ruotolo e De Luca figlio.