Ha parlato di “porcherie clientelari” in un’intervista al Fatto Quotidiano. Ma quando Vincenzo De Luca pronuncia parole del genere, viene spontaneo chiedersi se parli per esperienza diretta.
Perché in Campania, quelle che lui chiama “porcherie”, sono ormai pratica di governo consolidata. E a beneficiarne – guarda caso – sono stati sempre gli stessi nomi, gli stessi gruppi, le stesse famiglie che lo accompagnano da dieci anni al potere.
Nel 2015 De Luca vinse anche grazie al sostegno di pezzi dell’apparato ex cosentiniano, a partire dal gruppo Raia, oggi ancora ben piazzato in ogni angolo della macchina regionale.
Dai contratti con le Asl alle nomine lampo nella Scabec, la società culturale regionale, il filo è sempre quello: premi fedeltà, non merito.
L’ultima “porcheria” – per restare nel lessico del governatore – è proprio la nomina fulminea ai vertici della Scabec, che conferma un metodo e un sistema: il potere come cosa privata, gestita in famiglia.
Chi nasce tondo non muore quadro, recita il proverbio. E De Luca, che si atteggia a fustigatore di costumi altrui, continua invece a predicare bene e razzolare malissimo.
Altro che moralista: è il cronista instancabile delle sue stesse contraddizioni. De Luca fa il moralista con la stessa convinzione con cui un piromane predica la sicurezza antincendio. Ma, grazie a Dio, i pompieri sono ormai già all’opera. (A.A.)
(Nelle foto Vincenzo De Luca e Luigi Raia)