COMMENTO / Il Sistema Caserta in vetrina al Plaza. Tajani alla larga e solo in collegamento come Notix aveva annunciato

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La sala dell’Hotel Plaza era piena, dicono. Tutti i posti occupati, assicurano. Cento amministratori locali – numero tondo, ripetuto come un mantra – al seguito del consigliere regionale Giovanni Zannini e del presidente della Provincia Colombiano, e dell’ex Magliocca, seduto in prima fila, in posa plastica.

Una scena che sembrava un remake di qualcosa già visto, fin troppe volte.

Ora, la domanda è: che cosa abbiamo visto davvero? Una convention di Forza Italia o la rappresentazione plastica di quel “Sistema Caserta” che, nonostante tutto, continua a sopravvivere da dieci anni, cambiando solo le insegne?

Gli oratori di giornata – Gasparri, Benigni, Ferrante e il Tajani in collegamento – si sono guardati bene dal nominare Zannini e compagnia. Hanno preferito le parole d’ordinanza: partito unito, obiettivi ambiziosi, 20-25 per cento in Campania. Tutto bello, tutto scontato, tutto generico. Come nei discorsi di circostanza ai matrimoni, quando si evita di citare gli ex fidanzati presenti in sala. Parola d’ordine di Martusciello: imbarco e voti, il secondo posto a Caserta lo decide lui, come se conoscesse anche il futuro da politico navigato che è. Messo a sicuro il partito con le distanze di Tajani e qualsiasi cosa accada “operazione politica”.

Passando poi ai sorrisi e le foto di rito, restava nell’aria un retrogusto amaro. Perché la provincia di Caserta, quella vera, fuori dal Plaza, continua a essere agli ultimi posti di tutte le classifiche sociali ed economiche, quella dove la Direzione Investigativa Antimafia – non un giornale, ma la DIA – parla di una penetrazione camorristica negli appalti e nelle società pubbliche sempre più raffinata. E rispetto alle quali viene naturale chiedersi: se le responsabilità non stanno lì, in quella sala stipata di “cento amministratori” (e di quanti altri consiglieri d’amministrazione di partecipate?) dove dovremmo cercarle?

Poi, anche a voler restare alle cifre, qualcosa non torna. Se davvero ogni amministratore avesse portato dieci persone, i presenti avrebbero dovuto essere almeno mille. Invece no: quattro-cinquecento, più o meno. A occhio e croce, i conti non tornano né numericamente né politicamente.

In compenso, il copione sì: strette di mano, applausi misurati, sorrisi d’occasione. Tutto il meglio del peggio di una provincia che si specchia in sé stessa, compiaciuta e immobile, mentre fuori cresce la sfiducia e l’astensione. E così, mentre dentro il Plaza si è celebrata l’ennesima liturgia del potere, fuori la gente perbene si teneva alla larga. Da quella sala e, probabilmente, anche dalle urne.

Perché – diciamolo – al Plaza non si è vista una convention politica, ma la fotografia nitida di un sistema: quello che da anni denunciamo, fatto di clientelismo, opacità e convenienze reciproche.

Beninteso, va anche detto che ci sono giovani candidati, di storia buona e perbene nella lista di Forza Italia a Caserta: presenti anche in quella sala, ma che purtroppo sono penalizzati dalla soverchiante presenza delle pecore nere. Alle quali si addebita un “sistema” che sembra resistere a tutto, ma che presto o tardi crollerà. In fondo, è già accaduto nel passato. E per molto meno. (a.a.)