Zinzi, dalla Dc alla Lega: le girandole del coordinatore regionale di Salvini che punta alla Presidenza della Campania

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NAPOLI – In principio fu la sinistra del centro destra. Poi il centro. Ora è coordinatore regionale della Lega. Gianpiero Zinzi, classe ’83, ha cambiato più casacche che stagioni politiche, ma sempre con grazia, in punta di piedi. O, come dicono i suoi detrattori, palleggiando.

Gioca, rigioca, non prende mai una posizione netta, ma riesce ad avere ragione con tutti. È questa la sua forza e il suo limite: viene soprannominato “il palleggiatore”, ma nel palleggio, si sa, sta anche l’arte di mantenere vivo il gioco mentre gli altri si affannano a rincorrere.

Educato, posato, diplomatico, Zinzi non è mai sopra le righe. Ma guai a pestargli i piedi: ha memoria lunga e mira precisa. Lo ha dimostrato quando, non eletto a sindaco di Caserta, ha chiesto (e ottenuto) la candidatura alla Camera dei Deputati, diventando Onorevole con l’agilità di chi sa dove colpire e quando.

Alle Europee, la mossa perfetta: porta in lista Aldo Patriciello, e con un colpo solo spinge fuori l’uscente Valentino Grant, suo competitor interno. Mossa chirurgica, fatta con il sorriso.

Consolidati i rapporti con big come Claudio Durigon, Zinzi incassa anche la guida del partito in Campania. Da lì, il passo verso la leadership regionale della Lega è rapido.

Nel frattempo, Caserta Città viene sciolta per infiltrazioni mafiose e il sindaco Carlo Marino saluta, lasciando la scena a chi, silenziosamente, stava lavorando sotto traccia.

Ed eccoci all’oggi: mentre a livello nazionale si consuma il braccio di ferro su Salvini agli Interni (tema poco gradito al Quirinale) e si ipotizza che Piantedosi possa non essere il candidato a Santa Lucia, si apre una casella proprio in Campania. Una casella che, se l’accordo di coalizione prevede uno scambio con Fratelli d’Italia su un’altra Regione, potrebbe toccare proprio a lui.

Zinzi, il palleggiatore, potrebbe finalmente andare in porta. Silenzioso, sì. Ma decisamente mai fuori dai giochi.

Nelle foto: Gianpierro Zinzi, Matteo Salvini, Claudio Durigon e Aldo Patriciello