LA STORIA di ANTONIO ARRICALE – Come volevasi dimostrare. La fiammata in borsa di Seri Industrial spa, l’azienda del sindaco di Piedimonte Matese Vittorio Civitillo (& family), è durata lo spazio di un mattino. Il titolo ieri ha chiuso al prezzo di 1 euro e 79.
Oggi a 1,83 euro. A conti fatti, dunque, il recupero sulla perdita dell’8,67% di ieri non c’è stato. Né ha recuperato il valore di 20,58% di ieri l’altro, quando il prezzo per azione s’era portato a 1 euro e 98.

Valore che, ad ogni modo, comunque non è tanto per una società che gode di crediti per 6-700 milioni a fronte di un valore intrinseco di poco meno di 100 milioni. Insomma, la fiammata di ieri l’altro non appare, al momento, indicativa di una possibile inversione di rotta. Del resto, i grafici dell’andamento borsistico del titolo non mentono sulla performance di fondo, che resta decisamente negativa. E cioè, – 17,11% su base mensile, – 41,15% sul semestre, e addirittura – 44,53% sull’anno. Così come decisamente lontano dal prezzo di 10,94 euro (record storico che risale al 20 ottobre 2021) appare la modesta quotazione di oggi di un euro e 83 per azione.
Un parametro, quest’ultimo, tutt’altro che di poco conto appare, laddove si consideri che la società capofila del Gruppo Seri, per intanto ha anche acquistato la principale fabbrica di autobus italiana (IIA spa) che è ritornata in pista – verrebbe da dire, grazie ai Civitillo – col vecchio e glorioso marchio Menarini.

Ma il punto, a ben vedere, è proprio questo: gli investitori non nutrono, evidentemente, molta fiducia sui progetti industriale della famiglia imprenditoriale casertana. E, magari, a pesare – questa volta – su un giudizio non proprio lusinghiero da parte degli investitori di borsa c’entra proprio il “core business” che si accompagna all’iniziativa industriale. E che più di ogni altra valutazione dovrebbe far propendere il sentiment del mercato verso la fiducia. Insomma, la produzione di celle e batterie al litio rappresentano un progetto sicuramente innovativo, sulla carta, peraltro supportato dalla realizzazione della prima Gigafactory italiana, che sorgerà in quel di Teverola, in provincia di Caserta, nei capannoni che un tempo ospitavano Whirlpool subentrata – a sua volta – alla ex Indesit.

Progetto, intanto, premiato dalla fiducia di un pool di banche di primaria importanza (Unicredit, BNL BNP Paribas, Intesa Sanpaolo e Cassa deposito e prestiti) che, appena ieri l’altro, infatti, ha accordato un finanziamento di 150 milioni di euro a FIB spa, società del Gruppo Seri Industrial cui è demandato, appunto, la realizzazione dello stesso.
Si diceva, dunque, della fiducia degli investitori, che non coincide evidentemente con la visione delle banche. Basta fare una puntata nei forum di quanti praticano la borsa per rendersi conto che il loro sentiment è scarso. Molto scarso. Forse meno di zero. Si parla di ritardi, addirittura di piani industriali difficili da realizzare, se non impossibili. Ma anche di altro. Giudizi tranchant, a volte, che rimandano spesso a storie imprenditoriali avvolte da una nebulosa. Come quella, per esempio, di K.R.Energy spa da cui nasce Seri Industrial spa, di cui – peraltro – conserva la stessa partita Iva.
Kre, come spesso viene pure indentificata, quest’ultima società rientrava tra quelle tristemente legate ad un famoso bancarottiere, tale Marco Marenco, noto per essere secondo soltanto al Callisto Tanzi del crac Parmalat.

Alla tolda di comando della K.R.Energy Vittorio Civitillo s’insedia nel 2016, quando l’azienda ha debiti per 38 milioni a fronte di un capitale sociale di 40 milioni.
Vi risparmio le alchimie societarie intervenute successivamente. Basti sapere che al febbraio 2018 “Industrial spa è partecipata al 100% da Se.R.I. spa, quest’ultima controllata dall’Ing. Vittorio Civitillo che ne possiede il 50,4%. L’ing. Vittorio Civitillo, è titolare indirettamente, attraverso Industrial spa e Rise Equity spa di azioni K.R. Energy corrispondenti complessivamente al 72,721% del capitale sociale della società. L’ing. Vittorio Civitillo è il socio di riferimento di Industrial, che detiene una partecipazione pari al 71,028 % del capitale di KRE; sempre tramite SE.R.I. spa l’ing. Civitillo detiene il 70% del capitale e quindi il controllo di diritto, di Rise Equity spa, che detiene azioni ordinarie K.R. Energy rappresentative del 1,693% del capitale sociale. L’ing. Vittorio Civitillo ricopre la carica di amministratore unico in Se.R.I. spa e la carica di amministratore unico in Industrial spa. Inoltre, l’ing. Vittorio Civitillo ricopre la carica di consigliere con delega in K.R. Energy spa”.
L’intreccio – così come è volutamente virgolettato – è letteralmente riportato in un comunicato stampa del 27 febbraio 2018 della Kre, che annunciava la scadenza del finanziamento Ponte concesso da Industrial spa di massimi 3 milioni di euro al 30 giugno 2018.
Praticamente è l’ultimo atto che segna l’uscita di scena della K.R. Energy spa, che infatti dopo un poco lascia spazio alla Seri Industrial spa. Con un’avvertenza: quest’ultima, tuttavia, non è la storica Seri Industrial spa con Partita Iva 03752790612 della Famiglia Civitillo di cui – a un certo punto- si perdono le tracce. Così come lo stesso avviene con la Rise Equity spa (Partita Iva 09527290960) e Industrial spa (Partita Iva 03962030619).
Ed è, questo, anche il momento in cui la Seri comincia a fare incetta di fondi pubblici – oltre mille milioni di euro – acquisendo contemporaneamente anche una forte vocazione internazionale – come si legge sempre nei comunicati della società – e operando con 14 stabilimenti in due continenti, Europa e Cina.
La società diventa, insomma, un gigante, che ha però – secondo i più attenti analisti di borsa – piedi di argilla. E i risultati lo testimoniano.
In alto, Vittorio Civitillo; nei grafici in pagina, l’andamento del titolo di borsa della Seri Industrial Spa visto a un giorno, un mese e 5 anni; e la tabella riepilogativa riportata da Borsa Italiana della performance registrata dal titolo sui rispettivi periodi.