NAPOLI – Con la lettura della relazione introduttiva, è iniziato il processo di appello che vede imputati i mandanti dell’omicidio di Giulio Giaccio, sequestrato e assassinato il 30 luglio del 2000 e sciolto con l’acido, dopo essere stato scambiato per tale ‘Salvatore’ responsabile di intrattenere una relazione sentimentale con la sorella di Salvatore Cammarota, affiliato al clan Polverino.
Sono sotto accusa Luigi De Cristofaro e Salvatore Simioli ed il presunto esecutore materiale dell’omicidio, Raffaele D’Alterio, condannati con il rito abbreviato in primo grado a 30 anni di reclusione dal gup Fabio Provvisier del tribunale di Napoli, il quale escluse l’aggravante mafiosa. La prossima udienza del 3 dicembre prenderà la parola il sostituto procuratore generale per la requisitoria.
Contestualmente pende in Cassazione il procedimento a carico di Salvatore Cammarota, che ha ottenuto in appello la riduzione a16 anni con l’attenuante equivalente in relazione a un’offerta da circa 200mila euro fatta alla famiglia e per Roberto Perrone a cui sono stari comminati 8 anni per concorso anomalo e infine una conferma a 30 anni per il terzo imputato Carlo Nappi. L’avvocato di parte civile Alessandro Motta, che rappresenta gli interessi dei familiari della vittima, ha inoltrato richiesta alla procura generale affinché presenti ricorso per il riconoscimento dell’aggravante mafiosa.