Torture nel carcere Uccella, chiesta in appello la condanna di due agenti penitenziari

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SANTA MARIA CAPUA VETERE – Le sostitute procuratrici Daniela Pannone e Maria Alessandra Pinto hanno chiesto ai giudici della terza sezione della Corte di appello di Napoli la riforma della sentenza di primo grado, con “una pena stimata equa”, per i due agenti penitenziari Angelo Di Costanzo e Vittorio Vinciguerra, coinvolti nell’inchiesta della Procura sammaritana sulle violenze e le torture a cui sarebbero stati sottoposti i detenuti del reparto Nilo del carcere Uccella il sei aprile del 2020, in piena emergenza Covid.

In primo grado i due poliziotti furono assolti dal gup Pasquale D’Angelo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avendo chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, mentre gli altri 106 imputati furono rinviati a giudizio davanti alla corte di Assise. La Procura, i pm Milita, Pannone e Pinto, hanno fatto appello alla sentenza di assoluzione, istanza alla quale si sono associate le parti civili, i cinque eredi di Vincenzo Cacace, l’associazione Antigone e Dalila Kallah e Abdelhak e Anouar Hakimi, i cui difensori, gli avvocati Paolo Conte, Simona Filippi, Luigi Romano e Valentina Vitale discuteranno nell’udienza del 15 gennaio, poi sono previste le arringhe dei difensori degli imputati, gli avvocati Gerardo Marrocco, Mauro Iodice, Massimiliano Di Fuccia e Francesco Russo, che prenderanno la parola in una successiva udienza.

gmm