CASERTA – Antonio Arricale – Dalla lite nell’ATI alle cause contro la Reggia: il restauro della Peschiera Grande diventa il simbolo di una gestione tutta da chiarire. Il primo, e certamente non l’unico, di una lunga serie. Per anni la Reggia di Caserta è stata raccontata come un modello di efficienza amministrativa. Una narrazione alimentata dalla direttrice Tiziana Maffei, accompagnata da premi, riconoscimenti e dalla rivendicazione di aver restituito prestigio a uno dei complessi monumentali più importanti d’Europa, fino a sostenere la necessità di un nuovo mandato per completare gli investimenti avviati.
Ma c’è un cantiere che racconta una storia diversa. È quello del restauro degli elementi architettonici e del verde storico del Parco Reale e della Peschiera Grande, un appalto da quasi due milioni di euro affidato nel 2019 all’ATI composta da Green Impresit, capogruppo, e D.P. Costruzioni.
I lavori iniziano regolarmente. Vengono pagate le anticipazioni previste dal contratto e liquidati i primi due stati di avanzamento. Poi il cantiere si ferma. Nel 2022 è la stessa amministrazione della Reggia ad attribuire lo stop ai contrasti interni tra le imprese dell’ATI. Una spiegazione che, almeno inizialmente, sembra confinare la vicenda a una controversia tra privati. Ma è davvero così?
Da quel momento il problema non riguarda più soltanto i rapporti tra Green Impresit e D.P. Costruzioni. Riguarda soprattutto la capacità della stazione appaltante di gestire una crisi che interessa un bene monumentale di rilevanza nazionale.
L’atto che certifica la situazione arriva soltanto nell’ottobre 2024, con l’approvazione della perizia di ripiegamento del cantiere. Nella prassi dei lavori pubblici significa prendere atto che il programma originario non può più proseguire, mettere in sicurezza quanto realizzato e cristallizzare lo stato delle opere.
Ma se il cantiere era fermo già nel 2022, perché attendere quasi due anni? La domanda assume oggi un rilievo ancora maggiore alla luce dell’evoluzione giudiziaria. Secondo quanto risulta a Notix, infatti, D.P. Costruzioni ha promosso due distinti giudizi. Il primo contro Green Impresit, con prima udienza il 6 luglio. Il secondo coinvolge direttamente la Reggia di Caserta e chi ha avuto responsabilità nella gestione dell’appalto: la direttrice Tiziana Maffei, il Responsabile unico del procedimento e il direttore dei lavori. L’udienza è fissata nella prima metà di dicembre davanti al Tribunale di Napoli.
Sarà il giudice ad accertare la fondatezza delle domande. Ma un dato è già evidente: la vicenda non è più soltanto una lite tra imprese. Se vengono chiamati in causa anche i vertici della stazione appaltante, significa che una delle società ritiene che le proprie ragioni investano anche la gestione amministrativa del contratto.
Ed è questo il vero tema di interesse pubblico. Una stazione appaltante non può limitarsi ad assistere alle controversie tra imprese: deve vigilare sull’esecuzione del contratto, adottare i provvedimenti necessari, tutelare il bene pubblico e impedire che un cantiere strategico resti paralizzato per anni.
La questione, quindi, riguarda il governo dell’appalto. Perché un’area tra le più visitate della Reggia è rimasta per tanto tempo interessata da un cantiere incompiuto? Quali iniziative sono state adottate quando la crisi dell’ATI era ormai evidente? Perché la perizia di ripiegamento è arrivata solo nel 2024? Sono state applicate penali? Sono state valutate soluzioni alternative?
Ovviamente, saranno le sentenze a stabilire se vi siano responsabilità giuridiche. Il giudizio sull’efficacia dell’azione amministrativa, invece, appartiene già oggi al legittimo dibattito pubblico e riguarda il modo in cui è stato gestito uno dei monumenti più importanti del patrimonio culturale italiano.