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Non spegnete le luci: la poesia risplende nella città di Caserta

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Il Poeta è come lui, principe delle nubi che sta con l’uragano e ride degli arcieri; esule in terra fra gli scherni, impediscono che cammini le sue ali di gigante“, scriveva così il Deus ex machina dei Poeti Maledetti,  Charles Baudelaire, nel contemplare l’animo del Poeta,  arso di emozioni, pregno di trepidazione.

Sabato, in piazza Ruggiero, è andata in scena la finale regionale di Slam Poetry. Un evento organizzato da Caspar Campania Slam Poetry e Combo. Una serata all’insegna della poesia performativa, che ha visto dieci artisti gareggiare sul palco con le loro creature. Un cumulo di sensazioni, di attimi, di intimità allo stato puro. Il tutto condito da una folta platea in veste di giuria.

Ad inizio evento c’è stato il sacrifice del Poeta casertano Antonio Di Lorenzo con la sua “Lavorare stanca“, ispirata al compianto Cesare Pavese. Un momento di religioso silenzio in cui i versi hanno esulato dal frastuono della quotidianità, in un canto a mo’ di preghiera che ha ravvivato il cielo ormai stanco della sera. La presentazione della serata è stata affidata alla simpatia di Stella Iasiello e  Alfredo Martinelli,  all’energia di Andrea Doro e alla maestria di Maria Pia Dell’Omo, referente della Caspar a Caserta.  Sul palco i dieci finalisti regionali si sono esibiti con due delle loro poesie. I primi cinque hanno, poi, avuto l’accesso alla finalissima, che visto protagonisti Fabio Napodano, Davide Volpe, Dop Amina, Max Di Mario e Vittorio Zollo.

Gli spettatori hanno gustato la sagacia di  Fabio Napodano, la carica delle esibizioni di Davide Volpe, capace di attirare su di sé le attenzioni dei passanti, grazie ad una voce altisonante che graffia l’anima. Dop Amina, abile nel raccontare le mille sfaccettature della sensibilità attraverso un canto ameno, Max di Mario, abile paroliere di versi ricchi di significato, rei di insinuarsi tra le vie della psiche. Ed infine il vincitore della serata, che rappresenterà la Campania alle finali nazionali.

Vittorio Zollo, il ruggito di un leone in gabbia, dove la gabbia – il palcoscenico- è un posto troppo piccolo persino per raccontare la propria… Rivoluzione.  La forza delle parole, la rabbia dei versi, il ritmo incessante – a mo’ di cerchio dantesco -, il fuoco che arde e brucia di passione. Vittorio è l’ira che sotto forma di marea bacia i riflessi della Luna, che si perdono dietro il tetro orizzonte.

Il Poetry Slam ha regalato grande visibilità alla città di Caserta, troppo spesso sottovalutata in ambito artistico, ricca di talenti puri, che vedono le proprie voci, il proprio io, frenato dalle smanie delle futili mode. La poesia – come tutte le altre arti – merita spazio e prestigio, merita un microfono, un palco e un pubblico di spessore. Al resto hanno pensato, pensano e penseranno gli artisti campani e non, che saliranno per raccontare una storia fatta di emozioni, di dolore, di rinascite, di rabbia. Perchè ognuno può essere la fenice dell’altro; ognuno con la voglia di mettersi in gioco, di imparare, di cadere, di brillare. Non spegnete le luci.

La poesia risplende negli occhi di una Caserta che prova a cambiare. 

Francesco Antonio Ricciardi

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