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Maresca su Maradona: “Non basta intitolare lo stadio a Diego”

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Non basta intitolare lo stadio di Fuorigrotta a Diego Armando Maradona. La struttura di Fuorigrotta che per me già si chiama stadio Diego Armando Maradona deve diventare un tempio dello sport della città di Napoli. L’intera area dello stadio, dunque l’intero complesso sportivo di piazzale Tecchio con annesse strutture ricettive, parcheggi e aree attrezzate, devono diventare il fiore all’occhiello dell’area occidentale della città’“. Questa la proposta del magistrato Catello Maresca, appassionato tifoso del Napoli. “Lo stadio, che mi auguro davvero in poche settimane possa portare il nome del più grande calciatore di ogni epoca che abbiamo avuto l’onore di ammirare e amare, non può più essere semplicemente un involucro di cemento armato senza anima dove si gioca una partita di calcio degli azzurri ogni tanto”. Per MARESCA sarebbe auspicabile che lo stadio possa ospitare anche un museo del calcio napoletano, con una sezione intera dedicata solo al Pibe de Oro. “Quindi luogo dello sport, del calcio ma anche un museo del Napoli e un area vivibile e fruibile dai tifosi certo ma anche dalle famiglie napoletane perchè il calcio è parte integrante della vita delle persone in questa città“, conclude Maresca.

Maresca: “Basta ladri del bonus spesa. Serve assistenza che dia nuovamente dignità alle persone”

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Catello Maresca, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia, alza la voce e si fa sentire contro le misure del governo per la pandemia attualmente in corso: “Nessuno deve essere lasciato solo, questo è chiaro. Quello che da sempre non mi convince è l’assistenzialismo diffuso. Così come faccio fatica a condividere le misure restrittive generiche e senza alcun controllo preventivo e generico. Il rischio, da sempre, è che i fondi stanziati per le emergenze vadano sempre a finire in mani sbagliate. La magistratura, infatti, grazie ai controlli della Finanza, ha scoperto 700 persone che usufruivano del bonus spesa Covid-19 in maniera illegale. Il settore dell’assistenza è confuso e sbagliato. Si rischia sempre di non aiutare chi veramente soffre e ha bisogno. Distribuendo bonus e reddito di cittadinanza a chi non ne ha bisogno, si sprecano i fondi stanziati. La pericolosità del nostro sistema sta nelle reazione delle persone: queste, infatti, potrebbero credere sempre meno nelle istituzioni e organizzare, poi, rivolte basate sulla violenza. Non bisogna dare spazio all’assistenzialismo generale, ma creare percorsi di assistenza che abbiano l’obiettivo di ridare dignità alle persone e di creare opportunità lavorative. Sostegno economico mirato, non carità“.

Maresca: “I criminali pericolosi vanno curati in carcere, fondamentale evitare nuovi casi Zagaria”

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Il sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia Catello Maresca ha espresso il proprio pensiero sulla situazione coronavirus all’interno dei penitenziari italiani sulle pagine di Juorno: “Con la seconda ondata di Covid sono iniziate le proteste dei detenuti e dei familiari, con l’obiettivo di assistere i detenuti con delle patologie nelle carceri, evitando il rischio che possano essere rimandati a casa come avvenuto nella prima ondata. L’esperienza è importante per non ripetere gli stessi errori commessi; nonostante tutte le precauzioni del caso mi preoccupano due aspetti: la prima è legata al nuovo “indultino”, riproduzione di quanto previsto a marzo dell’art 123 del decreto cura Italia. Con una modifica viene previsto il divieto di scioglimento del cumulo delle pene per i reati di mafia e terrorismo. Con il precedente art. 123 sono usciti dal carcere personaggi come Antonio Noviello, membro del clan dei Casalesi, condannato a 16 anni per vari reati. L’indultino di marzo prevedeva la scarcerazione anticipata in caso di Covid di queste persone, anche se dovevano finire di scontare una pena inferiore ai 18 mesi per reati comuni. Con queste nuove norme ciò non sarà possibile, ma ci sarà un’eccezione, ovvero se i reati sono connessi. E qui entra in campo la seconda preoccupazione: ci si preoccupa della gestione dei detenuti in periodo di pandemia, ma non si configurano ipotesi qualora il detenuto abbia altre patologie vista la situazione di assoluta emergenza del sistema sanitario nazionale. Ho il dubbio che sia una scelta rischiosa lasciare alle ASL la delega ed eventuali corsie preferenziali per detenuti pericolosi. Il caso emblematico è quello di Pasquale Zagaria. Il mio auspicio è che non si ripetano più queste situazioni e mi auguro che ci siano risposte concrete da parte degli organi competenti. Il modo attuale di affrontare questa emergenza è sbagliato; i mafiosi vanno curati, ma esclusivamente all’interno degli istituti penitenziari”.

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