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CORSIVO / Stefano Graziano, detto “o russ”: il politico che non ama il proscenio. Ha fatto la guerra a De Luca ma sempre dalle quinte

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(aa) – C’è chi fa politica col cuore, chi con la testa… e poi c’è chi fa la politica con il telecomando, da dietro le quinte, ben attento a muovere i fili senza mai esporsi più di tanto. Mai tanto, almeno, da attirarsi le responsabilità quando le cose non girano a dovere o dovessero andare decisamente male.

Stefano Graziano è uno di questi. Anzi, è il prototipo dell’uomo ombra, diremmo addirittura: dell’eminenza grigia, dato anche i trascorsi democristiani, se non fosse per quella chioma rossiccia che lo tradisce come una spia in incognito.

Parlamentare dal 2020, eletto nel collegio plurinominale Campania 2 – 01 (Aversa), uno dei volti più noti del Pd campano, finora Graziano ha saputo distinguersi per una dote rara: l’arte del mimetismo istituzionale.

Ha acceso micce, ha fatto partire scintille, da ultimo ha messo in moto Manfredi, Ruotolo, Sarracino come se fossero personaggi di un videogioco strategico. Poi, quando il livello si è fatto difficile, ha passato il joystick a Boccia e si è messo comodo.

Al momento, la situazione che direttamente o indirettamente porta la sua impronta è la seguente: il Comune di Caserta? Sciolto. Il Pd regionale? In fermento. E lui? Sempre presente… ma mai troppo. Un po’ come il Wi-Fi nei palazzi antichi: c’è, ma non si vede.

Affrontare De Luca a viso aperto? Sarebbe stato un gesto da manuale. Ma si sa, certi manuali non si leggono mai fino in fondo. E così, invece del confronto, abbiamo assistito al grande spettacolo del “dietro le quinte”, dove il coraggio si misura in decibel di silenzio.

È politica questa? O è solo una raffinata forma di teatro, dove il protagonista preferisce il ruolo dell’ombra? E mentre il sipario cala, lui resta dietro le quinte, pronto a dire: Io non c’ero, ma se c’ero dormivo.

Nelle foto: Vincenzo De Luca, Stefano Graziano e Francesco Boccia

Balboni a Boccia: “Sul tesoriere Pd di sua fiducia in Campania non poteva non sapere”

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SALERNO/ROMA – Acceso dibattito tra schieramenti opposti che si sono scambiati accuse incrociate sul caso Almasri da una parte e sul caso immigrazione dall’altra.

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Regione Campania, per la presidenza spunta il nome di Nunzia De Girolamo

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L’EDITORIALE di ANTONIO ARRICALE – L’indiscrezione è trapelata del tutto involontariamente dal “sancta sanctorum”, vale a dire il ristrettissimo cerchio che fa capo a Palazzo Chigi e che da qualche tempo è al lavoro – tra i molteplici impegni – anche per valutare, mettere a punto e soppesare strategie e candidature in vista delle regionali. In particolare, della Campania.

Insomma, il nome è rimbalzato fuori per un caso fortuito, a margine di un ragionamento teso a fare tabula rasa del teatrino della politica che ancora si attarda sui battibecchi del caso De Luca, in seno al centro sinistra; ma anche sulle improbabili candidature (quando non di velleitarie auto-candidature si tratti) che, a turno, fanno trapelare i partiti e i leader locali del centro destra. 

Dunque, il ragionamento della ristrettissima cerchia è stato più o meno questo, almeno per la Campania. Sul tavolo ci sono Vincenzo De Luca, Roberto Fico e, da ultimo, Raffaele Cantone, da una parte. Edmondo Ciriello, Fulvio Martusciello, Giampiero Zinzi, dall’altra. Certo, ci sarebbe in ballo anche il nome del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il quale tuttavia merita una riflessione a parte. Dunque, lasciamo perdere.

Ad un certo punto, è proprio alla luce di questi nomi che rimbalzano stancamente, ormai, sulla bocca di tutti e, soprattutto sui media, nella stanza dei bottoni qualcuno ha detto – e si può benissimo immaginare anche chi –: E se puntassimo su una donna? 

Le donne – è stato notato – sono brave in politica, soprattutto, quelle che sono ai vertici: a cominciare dalla Meloni (ça va sans dire), passando per la Schlein e arrivando alla von der Leyen) stanno mostrando di saper fare bene. La gente lo sa e lo percepisce con forza. 

Da qui all’interrogativo successivo il passo è stato, ovviamente, breve. “Sì, ma chi?”. Per la candidatura alla presidenza della terza regione d’Italia occorrerebbe una donna di esperienza politica, insomma brava e bella. 

Un identikit – giusto per notare – che corrisponde ad una delle più care amiche della premier Meloni e assai apprezzata anche dalla sorella Arianna. E che, peraltro, non a caso ha tenuto con piglio deciso l’uditorio di centro destra, proprio recentemente, nel corso di uno dei numerosi dibattiti organizzati in seno alla manifestazione Atreju. 

Il nome? Provatelo a fare voi. I requisiti richiesti ci sono tutti. L’esperienza ce l’ha (è stata ministra), la bellezza pure (recentemente, da personaggio televisivo, buca finanche lo schermo) unitamente, dunque, alla notorietà acquisita sia da politica che da conduttrice Tv. Avrebbe, invero, anche un altro punto a favore: creerebbe sicuramente scompiglio anche nel centro sinistra. Non fosse altro che per essere moglie del responsabile politico della Campania del Pd, un tale Francesco Boccia. E scusate se è poco.

In foto da sinistra: Nunzia De Girolamo, Francesco Boccia, Giorgia Meloni, Giampiero Zinzi, Martusciello Vincenzo De Luca e Raffaele Cantone

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