SANTA MARIA A VICO – Ecchimosi e ustioni su tutto il corpo, sul viso, sull’addome, sul sedere, sulla pianta dei piedini.
Le immagini del corpo privo di vita di Aurora, morta a 45 giorni dalla nascita, sono crude, mostrarle sullo schermo nell’aula della corte di assise è stato doloroso, ma inevitabile per la ricostruzione dei fatti susseguitisi dalle 8.43 del due settembre del 2023, quando al 118 arriva una richiesta di aiuto. “Non respira” dice al telefono Anna Gammella, mamma della vittima, che insieme al padre Emanuele Savino è accusato dell’omicidio della figlia. Sul banco dei testimoni il comandante dei carabinieri della stazione di Santa Maria a Vico Louisiano D’Ambrosio, il quale fu allertato dai sanitari del 118 accorsi in via Mandre per quella che era subito apparsa una morte sospetta. Il luogotenente questa mattina ha parlato delle prime indagini svolte, ricostruendo lo stato dei luoghi. E’ stato sentito anche il nonno della bambina Gennaro Savino, che ha riferito di aver visto già tempo prima segni sul corpo della bambina, che la mamma ascrisse a dei pizzicotti fatti dai fratellini, e di aver notato anche delle ustioni di colore rosaceo che il padre aveva attribuito al malfunzionamento dell’acqua calda quando Aurora aveva fatto il bagnetto. Gennaro Savino però che il colore delle bruciature non è lo stesso di quelle che si vedono nelle foto. In passato Gennaro Savino aveva denunciato il figlio Emanuele per maltrattamenti ed estorsione per le continue richieste di soldi a causa della tossicodipendenza, poi decise di ritirare la querela e le accuse furono archiviate. L’esame dei testi è stato svolto dal pubblico ministero Stefania Pontillo, il controesame dai difensori, gli avvocati Carlo Perrotta e Dante Pascarella.
gmm