NAPOLI – Tra gli argomenti all’attenzione del Consiglio Regionale della Campania, che torna a riunirsi mercoledì prossimo, dalle ore 14 alle 18, ne spicca uno in particolare: “Modifiche alla legge regionale 11 novembre 2024, n. 17; Modifiche alla legge regionale 27 marzo 2009, n. 4.
Vale a dire, modifiche all’articolo con cui si impone ai sindaci intenzionati a candidarsi alla Regione di dimettersi dalla carica di primo cittadino entro i 90 giorni dalla scadenza del mandato elettorale del Consiglio.
Dimissioni, a dire il vero, che nel primo testo della legge erano imposte solo ai sindaci dei comuni con oltre 5 mila abitanti, ma che nella versione della legge emendata del novembre 2024 erano state estesi a tutti, indipendentemente dal numero degli abitanti, per evitare possibili conflitti di interesse.
Estensione dell’incompatibilità che peraltro non trova il consenso dell’Associazione dei comuni (Anci) della Campania, per la quale “il divieto di candidatura per i sindaci dei comuni sotto i 5.000 abitanti può creare problemi di rappresentanza territoriale”.
Ovviamente, non manca chi nell’attuale versione della legge elettorale intravede, invece, il tentativo da parte dei consiglieri regionali uscenti di limitare, per così dire, gli spazi di concorrenza ai sindaci dei piccoli comuni. I quali, indipendentemente dalle dimensioni, in un sistema di preferenze abbastanza frastagliato, diventano comunque temibili concorrenti.
Insomma, comunque la si legga, la norma si presta a critiche. Sicché adesso, in consiglio regionale, la modifica che si vorrebbe apportare – così, almeno, come viene proposta dalla maggioranza uscente di centro-sinistra – è limitata soltanto a ridurre il periodo temporale delle necessarie dimissioni propedeutico alla candidatura, che passerebbe perciò da 90 a 60 giorni.
E, in questo senso, il testo appare blindato dalla maggioranza, senza per questo escludere il peso che avranno gli inevitabili emendamenti – peraltro già annunciati – dall’opposizione.