Stessa inchiesta due destini opposti. Intercettazioni Boccia-Sangiuliano: perché Tarallo va a processo e Ranucci no?

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ROMA – In Italia può accadere anche questo: il giornalista che pubblica uno scoop viene archiviato, mentre finisce a processo quello che, mesi dopo, ne riprende alcuni passaggi. Non è una barzelletta giudiziaria. È quanto sta accadendo nel caso Boccia-Sangiuliano.

La vicenda è nota. Nel dicembre 2024 Report manda in onda la celebre telefonata tra l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie, registrazione acquisita da Maria Rosaria Boccia, nella quale il ministro ammette la relazione con l’imprenditrice.

Otto mesi più tardi alcuni estratti di quella conversazione vengono rilanciati sui canali social di Anteprima24, durante un’intervista che Boccia concede al giornalista Carlo Tarallo, oggi collaboratore di Notix. Sangiuliano presenta denuncia per interferenze illecite nella vita privata nei confronti sia di Sigfrido Ranucci sia di Tarallo.

Da quel momento, però, le due storie prendono direzioni opposte. Il 2 ottobre 2025 i pm della Procura di Roma, Giulia Guccione e Barbara Trotta, dispongono la rimozione degli audio pubblicati da Anteprima24, sostenendo che Tarallo “non poteva sicuramente ignorare l’origine delittuosa della registrazione”. Eppure si trattava di frammenti già trasmessi dalla Rai nel servizio di Report.

Appena quaranta giorni dopo, l’11 novembre 2025, gli stessi magistrati chiedono invece l’archiviazione di Sigfrido Ranucci e dell’inviato Luca Bertazzoni. Motivazione: manca l’elemento soggettivo del reato, perché i giornalisti di Report potevano non conoscere l’origine illecita della registrazione.

Come se non bastasse, il 22 gennaio 2026 anche il Garante per la Privacy vede annullata la sanzione da 150 mila euro inflitta alla trasmissione. Il 9 aprile arriva l’archiviazione definitiva di Ranucci e Bertazzoni. A quel punto sembrerebbe naturale attendersi lo stesso epilogo anche per Tarallo. Invece no. Il 25 giugno gli stessi pubblici ministeri che hanno ottenuto l’archiviazione dei giornalisti di Report dispongono nei confronti di Carlo Tarallo la citazione diretta a giudizio.

È qui che il ragionamento si fa difficile da seguire. Secondo l’impostazione della Procura, Ranucci, che riceve direttamente da Boccia la registrazione, può non sapere che sia stata acquisita illecitamente. Tarallo, invece, che mesi dopo utilizza frammenti già resi pubblici dalla televisione di Stato nel corso di un’intervista, avrebbe il dovere di sapere ciò che, secondo gli stessi magistrati, non era tenuto a sapere il primo destinatario del file.

In questa storiaccia il cortocircuito è evidente, nero su bianco, negli atti: stessi fatti, stesso reato contestato, stessa Procura, stessi magistrati. Cambia soltanto il giornalista. E così, paradossalmente, lo scoop viene archiviato. Ma va a processo chi lo racconta dopo.

E tutto questo assurdo corto circuito mediatico e giudiziario, va detto, si sarebbe potuto evitare se, una volta arrivata l’archiviazione di Ranucci, e dopo l’annullamento della sanzione del garante per decisione del Tribunale di Roma, Sangiuliano avesse ritirato la denuncia sporta nei confronti di Tarallo. Cosa che non è avvenuta, per motivi che francamente sono per noi di difficile comprensione. (a.a.)

Nelle foto (Ansa), da sinistra: Carlo Tarallo, Sigfrido Ranucci, Mariarosaria Boccia e Gennaro Sangiuliano