Segnali inquietanti a Lusciano. Quando il cemento parla e la camorra risponde

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LUSCIANO – A Lusciano l’aria si fa pesante. Non per un temporale, ma per un segnale che sa di intimidazione: vetro dell’auto infranto e tentato furto ai danni dell’ex sindaco Giuseppe Mariniello. Un episodio che, letto nel contesto, somiglia poco a una bravata e molto a un messaggio.

Mariniello è l’uomo che, in appena 18 mesi di amministrazione, ha messo il freno al cemento selvaggio e dichiarato il dissesto, rompendo equilibri consolidati. È anche l’uomo “mandato a casa” da una convergenza anomala di attuale maggioranza e minoranza: insieme, approvarono e si astennero sulla maxi-speculazione del PUC. Da allora, Mariniello non ha smesso: interrogazioni, accessi agli atti, iniziative pubbliche. Disturbo continuo, per chi preferisce la quiete.

Quieto non è stato, invece, il dopo. Archiviato Mariniello, il nuovo corso ha rimesso in moto la macchina: PUA, licenze, piscine, e all’orizzonte un’altra variante al PUC. Un ritorno alla normalità del mattone. In quindici anni, il giro d’affari edilizio a Lusciano oscilla intorno al miliardo di euro. Numeri che spiegano perché qualcuno pretenda silenzio e stabilità.

Ecco allora il “segnale”. Perché quando l’omertà prevale e il cemento corre, chi insiste a fare domande diventa un problema. La risposta arriva nella forma più antica: intimidire. La Camorra — che prospera dove gli affari scorrono senza intralci — vuole tranquillità per continuare.

A Lusciano, oggi, la politica parla poco. Il cemento parla molto. E quando qualcuno alza la voce, c’è chi prova a zittirla con un colpo secco. Non è cronaca nera isolata: è cronaca di potere.

(Nella foto Giuseppe Mariniello)