NAPOLI – La politica regionale campana entra in zona rossa. A Palazzo Santa Lucia si respira aria da emergenza, tanto che qualcuno già parla di “pompieri in azione”.
E tra i primi accorsi a spegnere l’incendio c’è Giovanni Bonaccini, consigliere influente e mediatore navigato, che rivolge un messaggio diretto a Vincenzo De Luca: “Serve un accordo”.
Che è anche un segnale inequivocabile: l’epoca deluchiana sta tramontando.
Il governatore si ritrova oggi in una posizione simile a quella vissuta da Stefano Caldoro prima della sua disfatta: tanti nemici, pochi alleati, e un isolamento crescente. Ma con una differenza fondamentale. Caldoro fu logorato dall’opposizione esterna, mentre De Luca sta venendo silurato dall’interno del Partito Democraticoe dai mondi istituzionali che contano.
La sua leadership — definita “ad personam” — si è incrinata nei nodi più delicati: il ruolo pubblico dei figli; le scelte assai controverse sulla cultura e sul turismo; le nomine dei nuovi direttori generali; la gestione frammentaria di agricoltura, portualità e ambiente.
De Luca può anche difendere una posizione formale, ma il contesto politico lo vede circondato da sfidanti pronti a colpire. I suoi errori, ormai seriali, non passano più sotto traccia. Gli alleati si riducono, i rivali si moltiplicano, e il Partito sembra già guardare oltre.
Santa Lucia è sotto pressione. E i pompieri non bastano. Serve una revisione profonda, forse anche una sostituzione simbolica, per evitare che la leadership campana venga fagocitata dalla sua stessa eredità. (aa)
In foto: Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini