ROMA – (a.a.) “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”, diceva Bartali, e mai frase fu più calzante per descrivere l’attuale stato confusionale del centrodestra in Campania. Dopo aver giocato a scacchi istituzionali con le regole del terzo mandato, ora la partita sembra essere finita… in stallo. E il divertissement firmato Giovanni Donzelli, più che una mossa geniale, appare come una palla avvelenata tornata indietro a velocità supersonica.
Il problema? Si è preferito fare il guastatore in casa d’altri, invece di occuparsi della propria filiera. E ora, che si fa? Un sondaggio riservato – che tanto riservato non sembra più – ha detto chiaramente una cosa: Edmondo Cirielli, attuale vice ministro di Fratelli d’Italia, non scalda i cuori.
Ma il gelo è democratico: non entusiasma neanche Fulvio Martusciello, che pure un tempo ci ha sperato. Così, mentre l’opinione pubblica si diverte col toto-candidato come fosse il totocalcio dei bei tempi andati, nel centrodestra ci si guarda intorno con lo sguardo di chi ha perso l’autobus e non ha più nemmeno il biglietto.
La verità è che dopo settimane passate a discutere se rimuovere o meno il blocco del terzo mandato (ovviamente solo quando fa comodo), si è trascurato il punto cruciale: chi ha davvero il consenso nel territorio?
E così si riparte da zero, o meglio da sotto zero, perché ora bisogna inventarsi un candidato competitivo, capace di non far rimpiangere il vuoto.
Morale della favola: quando si gioca con le regole, bisogna farlo con una strategia, non con le figurine. Perché alla fine le Regioni si vincono sul campo, e in Campania oggi manca il pallone, il capitano e pure l’arbitro.
Nelle foto: Edmondo Cirielli, Giovanni Donzelli e Fulvio Martusciello