CASERTA – Antonio Arricale – Cambio della guardia, finalmente. O forse no: dipende da quanto si è affezionati alle liturgie romane, ai corridoi lunghi e alle decisioni prese con l’orologio in mano (ma sempre all’ultimo minuto, per carità).
Venerdì 17 aprile – data che già di suo evoca una certa simpatia scaramantica – scade il termine per presentare le candidature alla direzione della Reggia di Caserta. Il tutto con una procedura che definire “rapida” è un eufemismo: interpello del 7 aprile (circolare numero 37), pochi giorni per candidarsi e decorrenza dell’incarico fissata al 5 giugno. Altro che selezione internazionale: qui siamo alla versione “prendi il treno e spera di arrivare in orario”.
Per completezza – e per non farci mancare nulla – lo stesso interpello riguarda anche le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Una specie di “due al prezzo di uno”, versione ministeriale.
Per l’architetto Tiziana Maffei, dunque, il conto alla rovescia è ufficialmente partito. E finirà, ironia della sorte, proprio di venerdì 17. Coincidenze? Certo. Ma certe coincidenze, si sa, hanno un certo gusto narrativo.
Nel frattempo, tra i corridoi del ministero – quello di via del Collegio Romano, civico 27, per gli amanti della precisione – si racconta di tentativi ripetuti di strappare una proroga di sei mesi. Tre viaggi, tre tentativi, stesso risultato: nulla di fatto. Nemmeno le “buone introduzioni” – quelle che in altri contesti fanno miracoli – hanno prodotto effetti apprezzabili.
La motivazione ufficiale? La necessità di portare a termine le pratiche legate ai progetti del Pnrr. Motivazione nobile, per carità. Ma, a quanto pare, non irresistibile. Qualcuno, ai piani alti, avrebbe fatto notare – con elegante freddezza – che lo Stato non si ferma se cambia il direttore. Una scoperta sorprendente, evidentemente.
E così si chiude una stagione che, grazie ai fondi straordinari, ha avuto risorse come mai prima. Ma anche una gestione che lascia dietro di sé un bilancio, diciamo così, a doppia faccia: elogi istituzionali da una parte, malumori diffusi dall’altra.
Soprattutto in città. Soprattutto tra i casertani. E soprattutto – dettaglio non secondario – tra esponenti di Fratelli d’Italia, lo stesso partito del ministro Alessandro Giuli, che non hanno mai nascosto un giudizio piuttosto netto.
Poi ci sono i fatti. O, se preferite, gli episodi.
La Via d’Acqua senza acqua – che già di suo suona come una trovata surrealista.
La Cascata ridotta a scenografia asciutta.
Il pavimento dell’Emiciclo superiore danneggiato da una macchina cinematografica (cinque punti, per non farsi mancare la precisione).
Il prato secco. E, soprattutto, la vicenda dei circa 700 alberi secolari: da abbattere, contestata, discussa. Ma mai davvero spiegata fino in fondo.
Su questo, il dialogo con la città è rimasto più un’ipotesi che una pratica. E quando il confronto manca, il consenso segue a ruota.
Ora si cambia. O almeno, si dovrebbe.
Dal 17 aprile parte la nuova partita. E a Caserta – quella vera, quella che la Reggia la vive ogni giorno e non solo nelle brochure – c’è una speranza neanche troppo nascosta: che al cambio di nome corrisponda anche un cambio di passo. Perché il problema, alla fine, non è chi dirige. È come.