Provincia di Salerno, la Lega dopo Minella e Pierro perde anche… Aliberti. Al Grand Hotel Salerno, dove solitamente si celebrano matrimoni, congressi e qualche disperata rimpatriata scolastica, è andato in scena un altro tipo di cerimonia: lo psicodramma politico di Giampiero Zinzi, parlamentare e coordinatore regionale della Lega in Campania.
La riunione era stata convocata con un obiettivo semplice: decidere la linea per le elezioni provinciali del giorno dopo. Un dettaglio da nulla, se non fosse che la Lega a Salerno, dopo l’addio di Mimì Minella e Attilio Pierro, somiglia sempre più a un condominio litigioso che a un partito politico.
Per dare un tocco di autorevolezza all’evento, Zinzi ha invitato anche Eliseo Cuccaro, nella speranza che la sola presenza dell’Autorità Portuale potesse far credere che la nave leghista non stesse affondando. Ma la chiamata alle armi ha prodotto un risultato degno di un cinepanettone: solo cinque consiglieri comunali si sono presentati. Cinque. Neanche abbastanza per una partita di calcetto.
A quel punto, Zinzi ha deciso di tentare il colpo di teatro. Un colpo così audace che avrebbe fatto impallidire Houdini: “Votiamo Pasquale Aliberti!” Sì, proprio lui: storico sindaco di Forza Italia, oppositore di Matteo Salvini, critico con Claudio Durigon e, in generale, non esattamente il testimonial ideale per una campagna leghista. Ma tant’è: quando la truppa è poca, anche il nemico può sembrare un alleato.
Peccato che Aliberti, appena chiusa la telefonata con Zinzi, abbia fatto ciò che ogni politico navigato fa quando riceve una proposta improbabile: ha chiamato Francesco Silvestro per raccontargli tutto. Il messaggio, recapitato con la delicatezza di un telegramma degli anni ’50, è stato più o meno questo: “Mi prendo i voti e resto in Forza Italia”.
Fine del colpo di teatro. Sipario. E, per la Lega salernitana, anche fine della magia.
Nelle foto, Francesco Silvestro, Giampiero Zinzi e Pasquale Aliberti