CASERTA – La Provincia di Caserta come una mucca da mungere. È questo, senza troppi giri di parole, il retrogusto amaro che emerge dalle elezioni per la Presidenza provinciale.
Uno scenario dai contorni torbidi, che viene da lontano, che ha visto all’opera sempre gli stessi attori, e che ora – per un accidente qualsiasi – è marchiato anche dalla (s)comparsa di sei “schede ballerine”. Sei schede che, nel cuore della notte, hanno agitato il seggio elettorale e tolto il sonno ai funzionari dell’ente, a partire dalla presidente, la dottoressa Elena Inserra.
Eppure, la commissione elettorale ha scelto di archiviare la questione con una scrollata di spalle burocratica. Ha ignorato contestazioni e reclami, definendoli non incidenti sul risultato finale. Come se la trasparenza fosse un optional, e non una colonna portante della democrazia. Nessun approfondimento. Nessuna spiegazione. Nessun documento allegato in vista: c’è, si dice, ma al momento non si riesce a consultare. La segretaria generale dell’ente probabilmente preferisce tenerli segretati e non si capisce il motivo. Più semplicemente, forse – il sospetto è lecito – non si riesce a leggerli, questi verbali allegati, perché c’è scritto che nell’urna dei comuni della fascia B ci sono sei schede in meno; mentre in quella della fascia C ce ne sono sei in più. Un particolare che, normalmente, non può essere considerato trascurabile. Ed è finanche incomprensibile di come possa essere accaduto.
Nel verbale della commissione centrale si afferma, poi – con disarmante leggerezza – che “non sono sorti incidenti”, omettendo di dire che un rappresentante di lista del candidato Mirra ha dovuto alzare la voce per verbalizzare le anomalie riscontrate. Il seggio ha partorito il verbale finale delle operazioni di voto quasi all’una del mattino, e dopo una notte insonne, ma il nodo rimane.
Possiamo davvero accettare che una “irregolarità” diventi irrilevante solo perché non incide sul vincitore?
Il centro-sinistra, nel frattempo, prepara un ricorso. Almeno così si dice. Non per ribaltare un verdetto, ma per mettere nero su bianco un principio fondamentale: la democrazia non vive di numeri, ma di fiducia nei processi. Questa è la scomoda verità che grava sulle urne casertane: anche quando il risultato non cambia, la ferita resta.
Così come restano le ombre che avvolgono questa vicenda, le quali non saranno certamente spazzate via fingendo che nulla sia stato, e procedendo intanto con la proclamazione dell’eletto.
(Nelle foto Gimmi Cangiano, Giovanni Zannini, Antonio Mirra, Anacleto Colombiano, Gianpiero Zinzi ed Elena Inserra)
Qui sotto il verbale redatto dalla commissione elettorale presieduta dalla segretaria Inserra