Antonio Arricale – Il dato emerge quasi per caso, nel dibattito che segue la consegna delle sculture del Premio Buone Notizie. Quest’anno i riconoscimenti sono andati ai giornalisti Gian Antonio Stella, Esma Cakir, Angela Iantosca e al professor Stefano Consiglio, presidente della Fondazione Con il Sud, di cui è — si potrebbe dire — la “voce dal sen fuggita”.
Si parla di informazione, di impegno civile, di responsabilità sociale. Poi, quasi in controluce, affiora il numero. E per un attimo cala il silenzio.
Nel 2024 le Fondazioni di origine bancaria italiane hanno erogato quasi 1 miliardo e 100 milioni di euro per oltre 22 mila progetti. Uno dei migliori risultati degli ultimi quattordici anni. Un sistema solido, efficiente, capace di produrre rendimenti e redistribuirli.
Ma solo il 7% di quella cifra è finito al Sud e nelle Isole. Tradotto: poco più di 70 milioni su oltre un miliardo. Il resto si distribuisce tra Nord Ovest, Nord Est e Centro. Le aree già più forti intercettano la parte largamente maggioritaria delle risorse filantropiche organizzate. Non è un’anomalia. È la regola.
Le grandi fondazioni — Cariplo, Compagnia di San Paolo, CRT — hanno sede al Nord, patrimoni giganteschi e operano prevalentemente nei territori di origine. È la legge che lo consente, anzi lo impone: le fondazioni devono restituire al territorio in cui sono nate.
Formalmente è inattaccabile. Politicamente è devastante.
Perché quei patrimoni non sono caduti dal cielo. Sono il frutto di una storia bancaria nazionale che negli ultimi decenni ha progressivamente svuotato il Mezzogiorno. Il Banco di Napoli è solo il simbolo più evidente di una concentrazione di ricchezza che ha spostato masse finanziarie al di là del Garigliano. Oggi i rendimenti si producono dove i patrimoni sono stati concentrati. E lì restano.
Così la filantropia finisce per seguire la ricchezza, non il bisogno.
E mentre si discute di autonomia differenziata e di ulteriori devoluzioni di competenze, si consolida un modello che cristallizza le distanze territoriali. Senza bisogno di proclami. Senza bisogno di polemiche. Basta applicare la legge e fare di conto.
Il paradosso è che tutto questo accade nel silenzio quasi generale della classe dirigente meridionale. Che non contesta l’impianto, non propone correttivi, non rivendica una diversa distribuzione almeno parziale delle risorse in nome della coesione nazionale.
Non è populismo denunciarlo. È realismo istituzionale. Su oltre un miliardo erogato, al Sud è andato solo il 7%. Questo è il dato. Il resto sono, appunto, buone notizie. Ma per altri.
Nella foto, da sinistra: Michele De Simone (presidente Assostampa Caserta), Stefano Consiglio, Gian Antonio Stella, Ottavio Lucarelli (presidente OdG Campania), Angela Iantosca e Luigi Ferraiuolo (segretario del Premio)