LUSCIANO – A Lusciano si sta consumando l’ennesima vicenda che lascia più di un’ombra sulla gestione della cosa pubblica.
La Provincia mette a disposizione i fondi per realizzare una nuova scuola: un’opportunità preziosa, un investimento sul futuro dei ragazzi e della comunità. Fin qui tutto bene. Ma c’è un punto che stona, e non poco: il Comune deve fornire il terreno, e i terreni ci sono già. Sono terreni standard, di proprietà pubblica, destinati proprio a servizi come questo. Allora perché si parla di acquistare nuovi suoli per 600 mila euro, o addirittura un milione?
Se esistono aree comunali già disponibili e idonee, l’idea di comprare altri terreni appare una scelta inspiegabile, se non alla luce di una diversa – e discutibile – visione urbanistica. Una visione che rischia di trasformarsi in una “licenza di atterraggio” per favorire qualcuno, anziché rispondere all’interesse collettivo. E questo non è accettabile.
Il Comune ha il dovere di utilizzare prima ciò che già possiede. Spendere centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici (per un ente, peraltro in dissesto) per terreni che non servono è una follia gestionale. O peggio: un favore mascherato, un’operazione che sposta risorse pubbliche verso interessi privati, sacrificando l’efficienza e la trasparenza.
La scuola si può e si deve costruire sui terreni comunali. Ogni altra strada è un insulto al buon senso, alla legalità e ai cittadini che pagano. Chi amministra ha l’obbligo di spiegare, chiarire, rendere conto.
Quando si gioca con il patrimonio pubblico, il silenzio non è un’opzione.
Nelle foto, il sindaco Marco Valentino, il vice sindaco Nicola Esposito (con e i consiglieri della Commissione edilizia: Giuseppe Mariniello (componente dell’opposizione), Onorio De Cristofaro (presidente), Filippo Ciocio (maggioranza) e Luciano Palmiero (maggioranza)