CASERTA – Chiamato a intervenire dal ‘Comitato No Park’, che si opponeva agli scavi per la realizzazione del parcheggio, l’ingegnere Vecchione fu incaricato di verificare la legittimità e la fattibilità di quei lavori.
Il professionista è stato sentito dal pubblico ministero Vanorio della Dda questa mattina davanti ai giudici della seconda sezione collegio B, presidente Sergio Enea, nel processo che riguarda la realizzazione del megaparcheggio nel centro storico di Caserta che vede imputati tra gli altri il funzionario del Comune Francesco Biondi, l’architetto Pietro Nocera, il titolare dell’impresa Michele Patrizio Sagliocchi, Fabio Fontana, Teresa Capaldo, Michele Zagaria e Gaetano Riccardi. L’ingegnere Vecchione ha spiegato che i lavori riguardavano Palazzo Alois, uno degli edifici storici di Caserta e il giardino retrostante e che all’epoca vigeva un piano di recupero del 2002, all’interno del quale furono iniziati i lavori, che poi fu esteso nel 2012 a tutto il centro storico, piano che prevedeva unità minime di intervento. Il parcheggio doveva svilupparsi su tre piani interrati: il primo per 131 posti ad uso autorimessa, il secondo per 102 box, il terzo per 103 box ad uso pertinenziale. Il teste ha spiegato che il Permesso di costruire del 2009 prevedeva il 70% dei posti a rotazione ed il restante 30% box privati, ma successivamente la percentuale fu invertita. L’ingegnere è stato controesaminato dagli avvocati Giuseppe Stellato e Mauro Iodice. Quest’ultimo ha contestato al teste di non aver mai acquisito gli atti al Comune (li ricevette dal Comitato) e che non era a conoscenza dell’esistenza di una delibera del consiglio comunale che approvava un Piano parcheggi.
giovanni maria mascia