Ordine o campagna elettorale: Benigni scelga. L’avvocatura non è un trampolino di lancio per il Palazzo della città

in Uncategorized by

AVELLINO – Il problema non è la candidatura. È l’ambiguità. Fabio Benigni può anche decidere di scendere in campo per Palazzo di Città – è legittimo, persino fisiologico. Ma non può farlo restando, allo stesso tempo, presidente dell’Ordine degli avvocati come se nulla stesse accadendo.

Perché qui non parliamo di una voce qualsiasi. Le cronache raccontano di una candidatura sponsorizzata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. E già questo basterebbe a spostare il piano: da ipotesi a operazione politica vera, pesante, strutturata.

A quel punto l’Ordine smette di essere solo un’istituzione di rappresentanza e rischia di diventare, anche solo nella percezione, un retrobottega della politica. Ed è un problema enorme. Perché l’Ordine è la casa di tutti gli avvocati: anche di chi sta dall’altra parte, anche di chi domani potrebbe essere candidato contro.

La domanda allora è inevitabile: come si garantisce imparzialità quando il presidente è – o appare – già dentro una partita politica così esposta? Non basta rifugiarsi nei cavilli e dire che non esiste un’incompatibilità formale immediata. Qui il nodo è un altro: opportunità, credibilità, decoro.

Una carica di garanzia non può diventare un trampolino. Non può essere usata – nemmeno indirettamente – per scalare una coalizione o consolidare un consenso personale.

E allora serve chiarezza. Se Benigni non intende candidarsi, lo dica senza ambiguità. Ma se quella sponsorizzazione politica è reale, se il suo nome è davvero sul tavolo del centrodestra, allora la conseguenza è una sola: dimettersi.

Il resto è zona grigia. E le zone grigie, quando riguardano le istituzioni, hanno sempre lo stesso odore: opportunismo. (A.A.)

Nelle foto: Il ministro Piantedosi e l’avvocato Benigni