Operaio ucciso e sciolto nell’acido per errore, i due killer condannati a 30 anni

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NAPOLI – Condannati a 30 anni di reclusione gli esecutori dell’omicidio di Giulio Giaccio, incolpevole operaio ventiseienne di Pianura che il 30 luglio 2000 fu sequestrato da falsi poliziotti per un errore di persona, torturato, ucciso e sciolto nell’acido. La condanna è stata emessa dal gup Sergio Provvisier del tribunale di Napoli nei confronti di Raffaele D’Alterio e di Luigi De Cristofaro con il rito abbreviato.

Il 16 luglio dell’anno scorso erano stati già condannati i mandanti Carlo Nappi e Salvatore Cammarota, mentre erano stati inflitti 14 anni al collaboratore di giustizia Roberto Perrone. Secondo la ricostruzione della Procura antimafia i killer scesero da una Fiat Punto bordeaux, alle 22,30 del 30 luglio del 2000 in piazzetta Romano a Pianura. Giulio Giaccio, muratore 26enne, chiacchierava con l’amico Paolo. I finti poliziotti gli chiesero se era Salvatore, ma nonostante la vittima rispose di chiamarsi Giulio, lo costrinsero a salire in auto e di Giulio si perse ogni traccia. Ventiquattro anni dopo, l’inchiesta della Dda partenopea, partita dalle dichiarazioni di Roberto Perrone, collaboratore di giustizia, ex capozona a Quarto del clan Polverino, hanno consentito di ricostruire quell’omicidio e ad emettere una condanna. Giulio era del tutto estraneo agli ambienti criminali, seguì sorpreso i finti agenti, fu ucciso perché ritenuto per errore l’uomo che aveva avuto una relazione con la sorella di Salvatore Cammarota, ras vicino al clan Polverino, e andava punito. Che ci fosse stato uno scambio di persona fu chiaro da subito, i familiari fecero subito denuncia per sequestro di persona, mentre si indagava nei complessi contesti di un quartiere dove i clan erano in guerra, Pianura, e in quelli di Marano dominati dai Polverino Nel 2011 il racconto di Perrone, poi supportato anche da altri collaboratori di giustizia. Il gup ha riconosciuto una provvisionale da 200mila euro ai familiari di Giaccio ed escluso l’aggravante mafiosa contestata dai pm antimafia Mariella Di Mauro (attualmente procuratore aggiunto a Napoli Nord) e Giuseppe Visone, per i quali il delitto sarebbe stato commesso per agevolare il clan Polverino. Dopo il colpo alla nuca fatale, il corpo di Giaccio sarebbe stato sciolto nell’acido e i resti dispersi nella zona di Contrada Spadari, nel quartiere Pianura del capoluogo partenopeo