Omicidio ingegnere, Petrucci: un altro mandante ha dato 10mila euro al killer

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NAPOLI – “La sera dell’omicidio De Simone mi disse che aveva fatto ‘il servizio’, gli diedi 500 euro e 4 bottiglie di vino”. A parlare è Gennaro Petrucci, 73 anni, marito di Silvana Fucito, simbolo dell’antiracket, imputato davanti alla Corte di Assise di Napoli per l’omicidio dell’ingegnere Salvatore Coppola, assassinato a Napoli, lo scorso 12 marzo, nel parcheggio di un supermercato in via Protopisani.


Nel corso della sua deposizione Petrucci, mandante dell’omicidio di Coppola, ha chiamato in causa anche un altro imprenditore il quale, con lui, avrebbe versato una quota per pagare Mario De Simone, ritenuto dalla Procura l’esecutore materiale dell’assassinio. “In totale – ha detto ancora Petrucci – gli ho dato 7mila euro”. L’altro presunto mandante, sempre secondo quanto riferito da Petrucci, avrebbe contribuito con 10mila euro. “Io non volevo ucciderlo, ma non mi potevo più tirare indietro”, ha ribadito rispondendo alle domande del sostituto procuratore di Napoli Sergio Raimondi. Secondo l’ipotesi accusatoria il killer claudicante (viene ripreso in un video e per la sua andatura identificato in De Simone) avrebbe intascato 20mila euro. Secondo Petrucci, inoltre, De Simone e Coppola entrambi interisti, si conoscevano tanto da andare insieme a vedere le partite