“Noi invisibili”: appello disperato dei lavoratori Softlab al vescovo di Caserta

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CASERTA – I lavoratori della Softlab hanno inviato una lettera-appello al vescovo di Caserta Pietro Lagnese, affinché possa dare eco al loro grido d’aiuto.

“Mi rivolgo a Lei con rispetto e con il cuore colmo di preoccupazione. Scrivo non solo per me – spiega Antonio, uno dei dipendenti dell’azienda – ma per tutti noi lavoratori della Softlab, ex dipendenti della Jabil, e per le nostre famiglie che oggi si trovano in una condizione disperata e senza prospettive. Abbiamo seguito con gratitudine il Suo impegno costante a fianco dei lavoratori della Jabil di Marcianise. In ogni Suo intervento – scrive Antonio – abbiamo riconosciuto una voce che parla di dignità, di giustizia, di speranza. Per questo ci permettiamo di rivolgerci a Lei oggi, perché anche noi abbiamo bisogno di essere ascoltati e di non essere dimenticati”.

“Dopo aver aderito con fiducia al piano di ricollocazione – spiega – ci siamo messi in gioco, lasciando la Jabil con la speranza di costruirci un nuovo futuro. Abbiamo accettato sacrifici e cambiamenti, pronti a rimetterci in discussione. Ma quella fiducia è stata tradita: l’azienda Softlab ha chiesto la cessazione delle attività, non esiste più una sede, e noi siamo stati abbandonati senza alcun sostegno”.

La situazione è gravissima: molti di noi non ricevono stipendi arretrati da mesi, la cassa integrazione arriva in modo irregolare, non ci vengono versati il TFR, i contributi al fondo pensione Cometa, né l’assistenza sanitaria integrativa (Metasalute). Ci sentiamo senza presente e senza futuro. Ma soprattutto ci sentiamo invisibili. Per questo ci rivolgiamo a Lei, Eccellenza, con il cuore in mano, per chiedere che anche la nostra voce venga portata all’attenzione delle istituzioni. Non vogliamo essere esclusi. Chiediamo che venga trovata una soluzione comune e duratura, che guardi ai lavoratori della Softlab insieme a quelli della Jabil, affinché si possa aprire un percorso serio che restituisca dignità e una prospettiva concreta per tutti noi e le nostre famiglie. Non chiediamo altro che di poter continuare a lavorare, a vivere con dignità, senza dover temere ogni giorno per il nostro futuro”.

“Sappiamo che Lei, da sempre, si fa vicino a chi soffre e lotta per non essere lasciato indietro. Per questo confidiamo che vorrà farsi portavoce anche della nostra situazione, perché la nostra vicenda non venga dimenticata, e perché non ci sia una soluzione che lasci qualcuno per strada. Le chiediamo di restituire a noi e ai nostri cari, la speranza per il futuro, proprio in questo anno santo del giubileo che non a caso è stato definitivo “il giubileo della speranza”.