NAPOLI/BUENOS AIRES – Veronica Ojeda, ex compagna di Diego Maradona, ha dichiarato che il suo entourage “tenne in ostaggio” il campione mesi prima della sua fine, nel processo a carico di sette operatori sanitari per la morte della stella del calcio in Argentina nel 2020.
Maradona morì a causa di un edema polmonare causato da un’insufficienza cardiaca il 25 novembre durante un ricovero a casa dopo un intervento di neurochirurgia. I medici, gli infermieri, lo psichiatra e lo psicologo sono accusati di omicidio volontario, il che significa che erano consapevoli che le loro azioni avrebbero potuto causarne la morte. Un ottavo imputato – un’infermiera – sarà processata in un giudizio separato.
Ojeda, compagna dell’ex calciatore tra il 2005 e il 2014, ha testimoniato al processo che si sta svolgendo a San Isidro, in un sobborgo settentrionale di Buenos Aires vicino alla città di Tigre, dove Diego è morto.
“Sapevo che era tenuto in ostaggio, avevo paura di tutto, infatti ogni volta che uscivo mi diceva di portarlo via”, ha detto Ojeda, madre del figlio minore di Maradona, Diego Fernando, 12 anni, riferendosi alle visite fatte all’ex compagno nel 2020, prima che fosse ricoverato in novembre per un intervento di neurochirurgia.
Nel corso del processo, iniziato l’11 marzo, diversi testimoni hanno affermato che nella casa in cui El Diez è morto non c’erano attrezzature mediche. Ojeda ha detto di aver visto Maradona l’ultima volta due giorni prima e di non averlo trovato bene.