PIEDIMONTE MATESE – Da Bologna a Flumeri, passando per il casertano, la crisi Menarini si allarga e si incattivisce, trasformandosi da vertenza aziendale a nodo politico nazionale. Due territori, due emergenze, un’unica costante: l’assenza di una regia industriale e istituzionale capace di dare prospettiva a uno dei principali poli italiani nella produzione di autobus.
A Bologna il clima è teso dopo lo sciopero proclamato oggi. La protesta nasce dalla decisione dell’azienda guidata da Vittorio Civitillo (sindaco di Piedimonte Matese) di trasferire parte delle attività amministrative, in particolare l’ufficio del personale, verso la sede legale nel casertano. Un provvedimento comunicato con una semplice lettera a un dipendente e che, secondo i sindacati, rappresenta una violazione degli accordi sottoscritti nel dicembre 2024, quando si era stabilito un equilibrio tra le funzioni produttive e quelle direzionali dei diversi stabilimenti.
Per le sigle sindacali metalmeccaniche non si tratta di un episodio isolato, ma del segnale di una strategia più ampia: un progressivo svuotamento del sito emiliano, portato avanti senza confronto e in aperta contraddizione con gli impegni assunti ai tavoli istituzionali. A rendere ancora più aspro il confronto è la tempistica della decisione, arrivata a ridosso di un incontro in Regione nel quale l’azienda non aveva anticipato alcun cambiamento.
Ma è a Flumeri, in Irpinia, che la crisi assume contorni ancora più drammatici. Qui i lavoratori sono in Cassa integrazione dal 9 febbraio e, a distanza di mesi, non esiste alcuna certezza sulla ripresa delle attività produttive. Il progetto di rilancio del polo nazionale per la produzione di autobus resta fermo, privo di una partnership industriale solida e di una visione capace di sostenere investimenti e apertura ai mercati internazionali.
A pesare sono anche i ritardi nelle gare pubbliche per l’acquisto di autobus da parte delle municipalizzate, che bloccano la domanda e aggravano ulteriormente la situazione. In questo scenario, il ruolo del Governo appare evanescente. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, più volte sollecitato, non ha ancora convocato un tavolo decisivo, mentre le Regioni faticano a costruire un percorso condiviso.
Da qui la scelta dei sindacati di alzare il livello dello scontro. Il 20 aprile è prevista una mobilitazione davanti alla Prefettura di Avellino per chiedere un intervento immediato e riaprire il confronto istituzionale. La richiesta è chiara: definire una strategia industriale credibile, capace di tenere insieme i siti produttivi e valorizzare competenze e occupazione.
Perché oggi Menarini appare sospesa tra Nord e Sud, senza una direzione chiara. E il rischio, sempre più concreto, è che la crisi si trasformi in un lento smantellamento industriale, pagato ancora una volta dai lavoratori e dai territori.
Nelle foto, lo stabilimento di Flumeri (Avellino) e il patron Vittorio Civitillo