Menarini / I lavoratori dell’azienda di Flumeri che fa capo al sindaco di Piedimonte Matese, Vittorio Civitillo, scrivono al ministro Urso: “Basta cassa integrazione, vogliamo tornare a produrre”

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FLUMERI (Avellino) – I lavoratori dello stabilimento Menarini di Flumeri tornano a farsi sentire e scrivono al Ministro delle Imprese e del Made in Italy: «Non vogliamo assistenza, vogliamo lavorare».

Una lettera formale, dura nei toni e nei contenuti, con cui denunciano lo stallo produttivo del sito irpino, oggi gestito dal Gruppo Seri Industrial, che fa capo al sindaco di Piedimonte Matese, Vittorio Civitillo.

Da tre mesi lo stabilimento è fermo e vive di cassa integrazione. Nessuna nuova commessa, nessuna prospettiva concreta, mentre resta sulla carta anche l’ingresso del partner tecnologico internazionale annunciato durante le trattative e ribadito in occasione di una visita ministeriale. Eppure, ricordano le maestranze, appena un anno fa da Flumeri uscivano circa 400 autobus: numeri che dimostrano, sostengono, che la capacità produttiva c’è ed è pronta a ripartire.

Il paradosso è evidente: mentre il PNRR finanzia il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico, uno dei pochi poli industriali del settore resta senza ordini. Da qui la richiesta di un intervento immediato del Mimit.

Tre le priorità indicate: verificare lo stato reale degli investimenti promessi dal Gruppo Seri, chiarire tempi e modalità dell’ingresso del partner tecnologico, garantire un flusso di commesse che consenta di uscire subito dalla cassa integrazione e riavviare la produzione.

Ma la vertenza va oltre i cancelli della fabbrica. Flumeri, scrivono i lavoratori, è «l’ultimo baluardo industriale» di un territorio già segnato da spopolamento ed emigrazione. La sua eventuale chiusura rischia di trasformare l’area in un deserto economico e sociale, con effetti a catena su indotto e servizi.

Per questo chiedono una convocazione urgente al Ministero. Al momento, però, da Roma non è ancora arrivata alcuna risposta.