BOLOGNA-FLUMERI (AV) – È previsto per fine mese a Roma, presso il Ministero dell’Industria e del Made in Italy, un nuovo vertice sulla Menarini, l’azienda di autobus con sedi a Bologna e Flumeri, in provincia di Avellino, rilevata l’anno scorso dalla Seri Industrial della famiglia Civitillo di Piedimonte Matese.
L’annuncio è stato dato dai sindacati, a Bologna, a conclusione di un breve incontro pubblico che si è svolto nella sede della Regione Emilia-Romagna, presenti l’assessore al Lavoro Giovanni Paglia e i vertici aziendali.
I dipendenti delle due sedi dell’azienda – Bologna e Flumeri – oggi sono in sciopero ed è il secondo a poco più di una settimana dalla precedente mobilitazione del 14 aprile scorso. A preoccupare i lavoratori sono stati alcuni episodi, come cinque licenziamenti individuali (di cui tre a Bologna) e l’addio di due figure-chiave del progetto industriale. “Non si sta rispettando il piano di rilancio dello stabilimento di Bologna”, accusa il funzionario della Fiom Cgil Mario Garagnani, ricordando che per i dipendenti bolognesi accanto alle uscite (30 accompagnamenti alla pensione e venti esuberi incentivati) dovrebbero esserci ricollocamenti e 26 assunzioni nella ricerca e sviluppo. Inoltre “è stato ribadito che c’è l’interesse della compagine cinese Geely, ma nessun tipo di riscontro”. Il ruolo del gruppo straniero, più che di azionista, dovrebbe essere quello di partner industriale.
“Funziona solo il processo di uscite, il resto sono chiacchiere – ha aggiunto Garagnani – Non ci rassegniamo. Menarini è un tassello della politica industriale di questo governo, che per noi sta fallendo miseramente. Siamo l’unica azienda in Italia che produce autobus, regalata dal governo a un imprenditore che per ora non sta facendo niente di quello che era il piano industriale presentato in pompa magna”.
L’assessore regionale Paglia ha aggiunto: “Ci aspettiamo dall’azienda una prospettiva di sviluppo”, perché “non possiamo diventare un Paese che si riduce ogni volta che compra un autobus a prenderlo in Cina, India o altri Paesi”.
Riconoscendo le ragioni della protesta, l’assessore della Regione Emilia Romagna ha anche aggiunto di riconoscere “un elemento di oggettiva difficoltà”, dovuta alla mancanza di una politica di acquisti: “Se c’è un deficit di gare, si fatica a produrre autobus”.