L’Italia che brucia: dietro gli incendi l’ombra di povertà, criminalità e interessi. Le responsabilità della politica

in Uncategorized by

L’Italia brucia – complici le temperature torride di questa estate – ma non brucia tutta allo stesso modo. La geografia degli incendi disegna una mappa che merita di essere sovrapposta a quella economica e sociale del Paese. I dati disponibili sono quelli dello scorso anno, ma dalla cronaca di questi mesi il quadro non sembrerebbe essere cambiato granché.

Dunque – guardando la cartina in alto – emerge chiaramente che Sicilia, Calabria, Puglia e Campania concentrano una parte rilevante della superficie percorsa dal fuoco. Un dato che tende a ripetersi nel tempo e che obbliga a porci una domanda scomoda ma inevitabile: è soltanto una questione di caldo, siccità e vegetazione oppure dietro questa concentrazione esistono anche altre ragioni? Tanto più che le temperature sono state – e continuano a essere – torride praticamente a ogni latitudine.

Proviamo allora a mettere in fila almeno tre correlazioni o, se preferite, coincidenze. E quando le coincidenze cominciano a diventare numerose, persino monsieur Poirot avrebbe probabilmente iniziato a farsi qualche domanda.

La prima colpisce. Molte delle regioni maggiormente interessate dagli incendi sono anche quelle con Pil pro capite più basso, maggiore disoccupazione e livelli di povertà più elevati. Una relazione che non autorizza facili conclusioni, ma merita di essere studiata. Anche perché alcune ricerche condotte sui dati italiani hanno individuato una relazione tra incendi di origine criminale e condizioni di disagio economico e sociale.

C’è poi il capitolo criminalità. Una quota rilevante degli incendi boschivi ha origine dolosa. Nel 2024 sono stati contestati oltre tremila reati collegati agli incendi boschivi. E la Protezione civile inserisce tra le possibili motivazioni degli incendi volontari la ricerca di profitto, le speculazioni, il bracconaggio, le vendette e gli interessi legati all’utilizzo dei terreni.

Ma c’è una terza domanda, ancora più provocatoria: esiste una relazione tra incendi e turismo? Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Sardegna sono contemporaneamente territori ad altissima vocazione turistica. Milioni di persone si concentrano proprio nei mesi nei quali esplode il numero dei roghi. Maggiore presenza umana significa statisticamente anche maggiori possibilità di comportamenti colposi. Ma nelle aree di grande valore turistico possono entrare in gioco anche interessi economici e criminali.

Attenzione, però, alle scorciatoie: correlazione non significa causalità. Temperature, siccità, vento, superficie boschiva e caratteristiche del territorio restano fattori determinanti.

Proprio per questo servirebbe incrociare, regione per regione, incendi, ettari bruciati, Pil, disoccupazione, criminalità ambientale e presenze turistiche. Potremmo scoprire che alcune convinzioni sono sbagliate. Oppure che dietro la geografia del fuoco italiano esiste anche una geografia economica e criminale che finora abbiamo osservato troppo poco.

Una certezza, però, rimane: se gli stessi territori continuano a bruciare anno dopo anno, non può essere sempre e soltanto colpa del caldo. Prevenzione, controllo del territorio, manutenzione e capacità di intervento sono responsabilità pubbliche. E la ripetitività del fenomeno finisce per certificare anche l’inadeguatezza di una classe politica locale che, non da oggi, sembra incapace di spezzare questo circuito. (a.a.)